Questa notizia pubblicata sulla Stampa
mi ha fatto sobbalzare. Ho subito riconosciuto lo stile Taffo delle onoranze funebri. Ebbi già modo di occuparmene un paio di anni fa in un post che intitolai ” quando la realtà supera la fantasia “  allora, lo ammetto rimasi parecchio scandalizzata dal modo di parlare, gestire, pubblicizzare un servizio che secondo me, doveva operare in punta di piedi. Perchè non credo ci sia niente da ridere o scherzare quando muore una persona cara. Può essere un genitore, un parente, un caro amico/a e così via. In quel momento nessuno ha voglia di sentire battute ,frizzi e lazzi.
Ma stavolta è molto diverso! faccio un tanto di cappello a chi ha ideato questa provocazione per Abid Jee,un giovane studente universitario pachistano, mediatore culturale   autore di un raccapricciante commento su Facebook a proposito dello stupro descritto come «peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale». Riferito alla violenza di gruppo ai danni di una turista polacca accaduto sulla spiaggia di Rimini. Cosa ha ideato quindi questa onoranza fuebre?
Ha fotografato una bara con la scritta :  «Vieni Abid. È peggio all’inizio. Ma una volta che entri ti calmi»
Chapeu dunque a chi ha ripagato con la stessa moneta un’uscita tanto incredibile e vergognosa di quell’Abid.( e questo la dice lunga su come viene tenuta in considerazione la donna in certi paesi dai quali arrivano questi extra-comunitari. Perchè è bene essere consapevoli che da noi non solo arrivano persone, ma modi di fare, pensare, pregare, completamente diversi dalla nostra cultura. Non voglio dire che loro sono indietro o meno evoluti di noi. No. Dico solo che hanno abitudini e credo diversi che mai abbandoneranno, perchè fanno parte delle loro tradizioni )
Come spiega Alessandro Taffo, 32 anni, titolare dell’azienda di famiglia, la nostra pubblicità «non è tanto scherzosa. La definirei originale. Abbiamo sempre puntato all’originalità. Le altre pubblicità giocano sulla grandezza di logo e numero, niente più. Così noi diciamo la nostra, anche su argomenti delicati e importanti». 
In questo caso però lo spunto è dato da un fatto di cronaca, lo stupro di una ragazza e di una transessuale sulla spiaggia di Rimini. «Ci si espone a lodi e critiche, lo sappiamo – commenta Taffo – . E non possiamo piacere a tutti, ce ne siamo fatti da tempo una ragione».  
Be’ a me stavolta siete piaciuti , e parecchio!!!
Alla ragazza e al transessuale che hanno subito quell’odiosa violenza, tutta la mia solidarietà.
A noi tutti, l’augurio di non incappare mai in persone che la pensano come Abid Jee, la vostra Vitty.


14 Commenti to “Chi di frase ferisce, di frase perisce”

  1.   vitty Says:

    Grazie cara Mary! Divertiti serena con le tue nipotine, noi ti aspettiamo qua,per continuare a scambiarci idee e opinioni. Nel frattempo buona Epifania e un bacio affettuoso alle tue belle nipotine. Ciao carissima a presto!!!!

  2.   vitty Says:

    Mannaggia Sergio, avrei voluto poterti rispondere ieri per essere ben certa che ” chi risponde nel blog il primo dell’anno, risponde tutto l’anno ”

    Questo ritornello mi accompagnava per tutta la giornata del capodanno , quando ero bambina. Coinvolgevo anche mia sorella Daniela. Ci divertivamo molto nello svolgere le azioni quotidiane accompagnate da quella solfa.

    Nonostante il passare degli anni, ancora mi piace ripeterlo… però ho la consapevolezza che è solo un gioco! Quindi non ci sarà nessuna interruzione, anche se ieri non ho scritto. Anzi, ho già in mente un nuovo post. Non sarà molto originale ma servirà per ri-rompere il ghiaccio.

    Quante volte bisogna ricominciare daccapo!!!

    E’ una repetita iuvant continua, ti pare?

    Grazie per le belle parole che hai riservato alla mia mamma. Le avrebbero fatto molto piacere. E anche l’essere abbinata al periodo dei telefoni bianchi, non le sarebbe dispiaciuto. Solo che lei non era così statica… era molto avanti per i tempi in cui ha vissuto. La potrei definire una ribelle. Una signorina grandifirme che amava l’indipendenza. Non sopportava che qualcuno le dicesse cosa e come fare…voleva sentirsi libera di poter fare le proprie scelte.

    In questo credo di aver preso da lei!! Si, oltre ai suoi occhi ( ecco l’ho svelato ) ho preso la sua testardaggine ;)

    Non avevo dubbi che oltre agli occhi verdi ti piacessero ” (pure blu però, celesti, neri e marrone) ” Capisco quindi perchè la destinataria della prima poesia ti abbia sfidato a scriverne un’altra.

    Voleva distoglierti dalle gradazioni di altre fanciulle! E mi pare ci sia riuscita in pieno, perchè solo un’anima attenta e innamorata può scrivere

    “Sconvolgi, quale Gorgone, chi guardi
    . . . cercare di resisterti son guai:
    chiunque incrocia gli occhi tuoi lo ardi
    in freddo fuoco, e cenere lo fai.”

    Deve averti preso molto quella storia…al punto che voltandoti indietro hai un vero pentimento per essertele lasciata scappare…

    “Sapessi quanto adesso me ne pento . . .

    Eri l’Apocalisse . . . eri l’Avvento!”

    Davvero un sentimento travolgente!!! E’ fortunata quella lei, nonostante il trascorrere degli anni, resterà sempre la ragazza con ” gli occhi di smeraldo

    lucenti come scaglie di cristallo,
    brillanti come acciaio di coltello,
    in grado di mandar tutti allo sballo,
    chè la lor tinta non è d’acquarello. ”

    E questa è la fortuna di incrociare sulla propria strada un poeta dasll’animo sensibile come il tuo!!!

    Allora…permettimi di farti dono di…. tre fiammiferi…. così che rimanga sempre acceso il ricordo quella Lei!

    PARIS AT NIGHT
    ~ Jacques Prévert ~

    Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
    Il primo per vederti tutto il viso
    Il secondo per vederti gli occhi
    L’ultimo per vedere la tua bocca
    E tutto il buio per ricordarmi queste cose
    Mentre ti stringo fra le braccia.

  3.   Mary Says:

    Vitty cara, ti invio tanti, tanti, ma tantissimi auguri di un felice 2018 a te e famiglia anche da parte delle mie nipotine ad una zia virtuale (che poi di virtuale non c’è rimasto piu nulla…).

    Stacchero’ un pò là spina dagli impegni quotidiani partendo per qualche giorno di neve all’Abetone, quest’anno tutti noi famiglia insieme.

    A risentirci con il nuovo anno!

  4.   SERGIO SESTOLLA Says:

    Mi ha fatto piacere, Vitty, che i miei versi sugli occhi verdi abbiano destato in te il ricordo della tua mamma, che dalle immagini pubblicate dal video — assai ben curato, a futura memoria, di tua sorella — doveva effettivamente essere una donna bella e in gamba, ben rappresentativa dell’epoca pulita dei “telefoni bianchi”.

    Per quanto mi riguarda io ho un debole per gli occhi femminili verdi (pure blu però, celesti, neri e marrone) per cui, ritorno spesso sull’argomento, anche perché, la destinataria della composizione precedente mi sfidò a scriverne un’altra perché — e questo fu il messaggio lanciatomi — “repetita iuvant”

    Eccola, anche so ho fatto la scena di colui che — sempre per non andare fuori tema — si ritirava, facendo prevalere la razionalità, in buon ordine, sia pure a malincuore.

    Gli espedienti, a volte, non sono solo una prerogativa femminile!

    OCCHI VERDI

    Io non ne ho visti in vita mia occhi
    verdi a questo punto . . . E che è?! . . .
    Chi punti tu, coi fiocchi e controfiocchi,
    l’incarti e lo svolgi come a che!

    Di norma i miei io non li abbasso . . .
    chè più nessuno ormai mi fa caldo
    o freddo, ma . . . per come vedi . . . “passo”
    davanti agli occhi tuoi di smeraldo,

    lucenti come scaglie di cristallo,
    brillanti come acciaio di coltello,
    in grado di mandar tutti allo sballo,
    chè la lor tinta non è d’acquarello.

    Sconvolgi, quale Gorgone, chi guardi
    . . . cercare di resisterti son guai:
    chiunque incrocia gli occhi tuoi lo ardi
    in freddo fuoco, e cenere lo fai.

    Il dire che tu miri acutamente,
    che penetri negli altri e ne disperdi
    astuzia e volontà . . . è dire niente! . . .
    Arma letale son questi occhi verdi!

    Io l’ho capito, ed ho dato ascolto
    all’intelletto, e sia pure a stento
    lo sguardo mio dal tuo ho distolto
    a malincuore assai, e lento lento.

    Sapessi quanto adesso me ne pento . . .

    Eri l’Apocalisse . . . eri l’Avvento!

    (Sergio Sestolla)

    Però debbo dire che lei fu comprensiva, ed il pentimento svanì, dopo poco tempo.
    Le “repetita” avevano raggiunto il loro effetto.

    Ed ora auguri a tutti, e a tutte (occhi verdi o di altro colore) per un Buon 2018 !!!!

  5.   vitty Says:

    Sergio, speravo tanto di leggerti anche in questa occasione. Grazie per non esserti dimenticato e per aver lasciato dei versi tanto belli. Scusa se non ho potuto risponderti subito, ma sono stata occupatissima con queste feste.

    Feste che hanno portato molta serenità.

    Quindi ho cercato di godermele fino in fondo.

    Belle le parole che hai dedicato a quegli occhi verdi, mi è sembrato di vederli … perchè sai, gli occhi della mia mamma erano così. Erano di un verde intenso, brillavano quando era felice. Ma diventavano cupi quando si intristiva. Quindi puoi ben capire quanto questi versi mi abbiano toccata nel profondo.

    ” No, non mi ero accorto mai che tu
    avessi gli occhi tanto verdi e
    con riflessi che . . . portano giù,
    siccome calamita, dentro te,”

    Davvero si può entrare nell’animo delle persone attraverso gli occhi. E mamma non era da meno, bastava uno sguardo per capire il suo stato d’animo. Mi hai veramente emozionato… permettimi di salutarti con un collage di fotografie che fece mia sorella Gabriella per ricordare la nostra mamma…una ragazza d’altri tempi, davvero in gamba!

    https://www.youtube.com/watch?v=wrxbIY3NI-w

  6.   SERGIO SESTOLLA Says:

    Tu scrivi, Vitty: “Chissà cosa penserà Sergio di queste variazioni sul tema occhi, arte, amore….?”.

    Ma cosa vuoi che pensi mai? . . . Io davanti a dei begli occhi mi limito ad ammirarli (e pure a lungo), cercando però – quando ci riesco — di stare sulla difensiva, e a trattenermi per “non andare fuori tema”.

    OCCHI VERDI OH–HOH
    (Pericolo e incanto)

    È colpa tua s’ è successo ciò:
    ti sei tolta gli occhiali e . . . Oh-hòh! . . .

    dal sole ti schermavano, però
    celavano, ahimè, ciò che or so.

    No, non mi ero accorto mai che tu
    avessi gli occhi tanto verdi e
    con riflessi che . . . portano giù,
    siccome calamita, dentro te,

    non so se dentro cuore o dentro mente
    o dentro tutti e due. Io so solo
    che quando li rimiro . . . inconsistente
    divento, come se prendessi il volo.

    Parlarti e non guardarti non conviene
    si perderebbe tanto tanto tanto,
    ma se ti si guarda e poi si sviene,

    di’, come la mettiamo? Il tuo vanto
    trappola si fa. Fuor dalle scene:
    “Pericolo” tu sei, e pure “Incanto”.

    Parlarti e non guardarti è un problema,
    ma io l’accetto, sono uno che rema

    felice verso il gorgo e non trema.
    . . . . Pure se a volte vado fuori tema.

    Che ciò che ho detto sia tutto vero
    tu ben lo sai. Infatti, dietro il nero

    vetro degli occhiali li nascondi
    per evitar che ogni due secondi . . . . . .

    (Sergio Sestolla)

    Ed ora, “Buon Natale” ai frequentatori di questo blog, il quale, se non sbaglio, registra un numero di cliccatori eccezionale.

    Che al “mordi e fuggi” si sia sostituito il “leggi e fuggi”?

    Comunque, anche a codesti . . . “Buon Natale!”, unitamente al piacere di rileggerti presto, Vitty. Ciao

  7.   vitty Says:

    Cassandro, che meraviglia poter di nuovo leggerti!!! Poter sorridere ed essere immensamente grata al sommo Poeta Dante, per averti ispirato a ” ficcar lo viso a fondo ” nei dipinti che colpiscono la tua attenzione. E’ grazie a questa tua curiosità, questo desiderio di volerne sapere di più, che oggi posso dire di conoscere anch’io lo splendido dipinto della Madonna Hertz di Giulio Romano.

    L’ho guardato a lungo e sono rimasta davvero incantata da quello sguardo fiero e dolce , mentre tiene in braccio il suo bambino.

    “Soltanto il grande Giulio Romano l’ha
    per noi immortalata ad occhi aperti,
    accattivanti, in cui dentro ci sta
    l’orgoglio d’esser madre, con inserti

    da cui traspare la Sua gran bellezza
    per esser questi immensi, in quasi offerta
    di chi ha in grembo: la nostra Salvezza.
    E qui t’incanta e lascia a bocca aperta.”

    Grazie Cassandro, per favore, non smettere mai di ” ficcar lo viso a fondo” in queste meravigliose opere!!!

    Però ci sono pure gli occhi degli innamorati di cui parla la nostra amica ( ormai la possiamo definire così, dopo averla raccontata e recitata in ogni sua sfaccettatura ) Vivian Lamarque.

    ” Oggi ho inventato
    che Lei era con me al mercato
    c’erano tanti fiori
    avevamo gli occhi di tutti i colori ”

    E sono i colori della felicità, dell’amore!!! Anche questi versi, assomigliano a delle pennellate colorate, non trovi?

    Chissà cosa penserà Sergio di queste variazioni sul tema occhi, arte, amore…. Sono sempre curiosa di entrare a fondo nei Vostri pensieri!!!

    Grazie per gli auguri di Natale che contraccambio di cuore anche alla Tua Famiglia. E siccome siamo così vicino all’albero di Natale, proprio sotto il vischio…non posso che darti un bacio e farti dono di questa splendida poesia che giro anche a tutti gli amici che passeranno di qua

    Ti auguro tempo di Elli Michler, poetessa tedesca scomparsa nel 2014.

    Non ti auguro un dono qualsiasi,
    ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
    Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
    se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

    Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
    solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
    Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
    ma tempo per essere contento.

    Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
    ti auguro tempo perché te ne resti:
    tempo per stupirti e tempo per fidarti
    e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

    Ti auguro tempo per toccare le stelle
    e tempo per crescere, per maturare.

    Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
    Non ha più senso rimandare.

    Ti auguro tempo per trovare te stesso,
    per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

    Ti auguro tempo anche per perdonare.

    Ti auguro di avere tempo,
    tempo per la vita. ”

    Buon natale! Buon Natale a tutti!!!! :)

  8.   CASSANDRO Says:

    E due!

    Tu, Vitty, e tu, Mary, vi siete specializzate in citazioni sensazionali: sfido io, però, sfruttate Modigliani e Goethe!

    Comunque, anche per non essere introspettiva come la citazione di Goethe, ritengo che avesse perfettamente ragione Modì nel precisare:

    “Quando conoscero’ la tua anima,
    dipingero’ i tuoi occhi”.

    Sono gli occhi, infatti — se si riesce bene a guardarvi dentro a fondo — che scoprono la verità sul nostro essere, ed io che seguo un poco l’arte pittorica (e non solo Sergio!) resto sgomento se “ficco lo viso a fondo” ed esamino attentamente un dipinto, anche se di arte sacra..

    Posso pure ben dire che i quadri chiamano. Più di una volta ho così comprato un quadro solo perché ero stato inconsapevolmente attratto da uno sguardo ivi impresso e che per i più doveva soltanto essere un bel paio d’occhi.

    Hai parlato della Galleria di Palazzo Barberini, Vitty, ed allora eccoti una mia breve considerazione in argomento, dato che quel museo, ripeto, non lo frequenta soltanto Sergio.

    Di recente, infatti, ho pure potuto tradurre in versi la sensazione che mi coglie ogni qual volta visito detta Galleria, ed entro – e mi attardo — nella sala dove ci sta in una parete la nota Fornarina di Raffaello e nella parete a fianco la c.d. Madonna Hertz di Giulio Romano.

    DAGLI OCCHI IL VERO
    (Giulio Romano e Raffaello)

    In questo mondo da sempre traspare
    dagli occhi la bellezza, il sentimento
    . . . diuturnamente cerchi di acchiappare
    tramite loro il vero ogni momento.

    Gli occhi della Madonna non li ho
    mai visti . . . erano azzurri? . . . verdi? . . . o
    neri, profondi, per provenienza.
    Manco del taglio ne ho conoscenza.

    Ciò perché sempre in quadri in cui viene
    Ella effigiata, sola o con il figlio,
    li tiene bassi, come si conviene,
    ed ansia traspare dal Suo ciglio.

    Soltanto il grande Giulio Romano l’ha
    per noi immortalata ad occhi aperti,
    accattivanti, in cui dentro ci sta
    l’orgoglio d’esser madre, con inserti

    da cui traspare la Sua gran bellezza
    per esser questi immensi, in quasi offerta
    di chi ha in grembo: la nostra Salvezza.
    E qui t’incanta e lascia a bocca aperta. ( 1 )

    Tu ammirare puoi questa chicca
    nella pinacoteca, molto ricca,
    di Palazzo Barberini, ben vicina
    all’assai risplendente “Fornarina”,

    il cui sguardo è sulla rosa . . . brina
    e punge il cuor come di rosa . . . spina,
    che fa scordar le pene della vita,
    e in lei senza sembrare . . . calamita!

    C’è in tutte e due bellezza sopraffina:
    terrena in questa, nell’altra divina.

    (Cassandro)

    ( 1 ) Madonna Hertz)

    Colgo l’occasione per inviare a te, Vitty, e a tutti i tuoi lettori o commentatori i miei più cari auguri di Buon Natale.

  9.   vitty Says:

    Mary, Sergio, Cassandro, eccomi di nuovo!!!

    C’è stato un po’ di buio ma ora è tornata la luce. Capitano momenti più difficili, intensi che ti distraggono anche dalle occupazioni che ami di più. Come lo scrivere, ritrovarmi in mezzo agli amici. Ma come mi ha insegnato l’amico Cassandro : ” Buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo ” perciò rieccomi fra Voi!!!

    Che bella citazione mi hai lasciato Mary, quella riguardo agli occhi detta da Modigliani alla sua compagna ”

    “Quando conoscero’ la tua anima,
    dipingero’ i tuoi occhi”

    Molti pensavano che non li sapesse dipingere gli occhi… invece aveva ragione, gli occhi sono lo specchio dell’anima, non si possono fare così a caso…

    Cercando qualche bella definizione sull’argomento occhi, ho trovato questa notizia che mi sembra calzi a pennello col ritratto della giovane Beatrice Cenci :

    ” Pupilla.
    dal latino [pupìlla] che significa bambina, bambino. Infatti, gli occhi sono l’unico organo che non cresce. È lo spazio attraverso il quale è possibile vedere il bambino, dentro l’adulto.”

    E lo sguardo della Cenci è quello di una bambina smarrita… fa tanta tenerezza!!!

    Ti ringrazio Sergio per averci fatto soffermare su ” Quel quadro più triste ”

    ““Tristezza” immensa. Non ce n’è secondo
    in tutta la pittura: è il ritratto
    di Beatrice Cenci ( 1 ), che al mondo
    sta dicendo “Addio”.

    Ecco, Tu hai anticipato un desiderio che ho da tempo, quello di andare a visitare il Museo nel Palazzo Barberini di Roma .

    Che dite, Mary, Sergio e Cassandro, quando verrò, mi farete da ciceroni ? ;)

    Sono così contenta di essere di nuovo con Voi…apro le braccia e Vi stringo tutti!!! :) E Vi lascio questa chicca di Goethe

    Tu non lo sai ma c’è qualcuno che appena apre gli occhi la mattina ti ha già nei suoi pensieri, e rimani lì fino a sera fin quando i suoi occhi non si chiudono.
    (Goethe)

    notte….

  10.   Mary Says:

    Ciao Vitti, manchi da molto. Tutto ok?

  11.   Mary Says:

    La violenza sulle donne ha ormai raggiunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale.

    Non passa giorno che dell’argomento se ne sente parlare ai Tg, in radio, sul web. Il fenomeno dovrebbe essere combattuto alla radice con la responsabilità delle istituzioni, spesso però assenti dopo denunce e querele presentate (a volte non si sa nemmeno dove vadano a finire!!).

    Sono state fatte delle leggi, purtroppo ahimè con scarsi risultati. .. La responsabilità, oltre alle istituzioni, deve esserci soprattutto da parte della famiglia e della scuola in primis.

    Hai ragione caro Sergio, dopo le notizie sconvolgenti dei media sull’accaduto, quale sarà il futuro delle vittime, quelle rimaste in vita dopo le violenze subite? Cosa rimarrà nel loro cuore e nei loro occhi?

    Non conoscevo il ritratto che il Reni fece alla fanciulla Beatrice Cenci, di cui peraltro conosco bene la storia. Proprio grazie al web ho guardato e mi sono soffermata a lungo su quello sguardo supplichevole ed innocente che, meglio di qualsiasi racconto, ci ricorda il suo tragico ed ingiusto destino, dopo anni di soprusi e violenze da parte del padre.

    "Quando conoscero’ la tua anima,
    dipingero’ i tuoi occhi"

    (A. Modigliani)

  12.   SERGIO SESTOLLA Says:

    La violenza sulle donne sta purtroppo diventando un leit motiv che scandisce la vita di molte persone.

    Ed ecco che tu, cara Vitty, con riferimento ad un fatto di cronaca accaduto a Rimini, scrivi che quella ragazza “se lo terrà scritto sulla pelle quella violenza. Non credo potrà dimenticare”.

    Esatto. Hai fermato egregiamente il ‘dopo’, il che ci sarà per il futuro, che è tento, sulla sua pelle, o meglio nel suo animo!

    Anch’io credo che non potrà scordarlo mai più, sia in questa vita che nell’altra, e la ‘tristezza’ di essere stata considerata una mera ‘cosa’, una ‘pupattola’ per un piacere (sic) inqualificabile, la marchierà in eterno, per cui, come minimo, ripeto, è naturale che immensa tristezza incomba su lei..

    In genere, i media che danno le notizie al riguardo – le quali, ahitutti, sono molte di più di quelle di cui veniamo giornalmente a conoscenza – insistono, forse anche un po’ troppo, sull’attimo della violenza, sul quel presente che immediatamente sconvolge (colpi di pietra, percosse, coltellate, strangolamento, e via male-dicendo), ma nulla dicono sul dopo che di certo incomberà come macigno sulla donna vittima, e che le farà vedere tutto il mondo diverso da come fino a quel momento lei si era immaginato: un velo di malinconica amarezza la coprirà tutta.

    Si potrà scrivere quanto vorrà in materia, ma a mia memoria questo sentimento, che di certo possiamo solo intuire, non l’ho visto mai pure raffigurato in un quadro, con la immediatezza visiva ch’esso possiede, e quindi in maniera assai molto più incisiva.

    Solo in un caso in tutta la pittura esso, secondo me, è stato reso in modo quasi palpabile: è quello che è stato fissato in un quadro di Guido Reni che sta nel Museo di Palazzo Barberini a Roma, e che pochi giorni fa mi ha costretto ad indugiare davanti adesso, e considerarlo un unicum in materia, al punto da pensare che potrebbe diventare il simbolo, il logo, la rappresentazione grafica che nelle tante manifestazioni di popolo, sgomento di fronte alla praticamente sottovalutata violenza contro le donne, potrebbe essere portato in testa ai cortei, al fine educativo di ‘memento’, come schiaffo alle coscienze malate, essendo indicativo di cosa provoca tale violenza sulle donne, del malessere costante che albergherà poi in eterno nella vittima.

    Non so se sei d’accordo, Vitty, su quanto scrivo (anche il parere di Mary mi interessa, essendo lei una pittrice di alta qualità, o di qualunque altro commentatore): di certo lo condividerà Cassandro, che ha ben posto in evidenza nel sottostante commento il fatto che la risoluzione del problema (se possibile!) dipende in grandissima parte dalla educazione che la scuola e la famiglia avranno saputo inculcare ai maschi a loro affidati, per obbligo di legge o obbligo di natura-

    IL QUADRO PIU’ TRISTE
    (Violenza sulle donne)

    Un quadro vale solamente se
    trasmette in quattro, cento pennellate
    un sentimento . . . se ti parla e
    colpisce e cuore e mente ad ondate.

    Così a Palazzo Barberini puoi
    notare “Orrore” e “Odio” in Giuditta
    di Caravaggio, oppure con i suoi
    languidi occhi “Amore”, come dritta

    frecciata nel guardar la Fornarina
    di Raffaello. Ma quei sentimenti,
    puoi pur trovare in opera vicina,
    per cui qui solo in un quadro senti

    “Tristezza” immensa. Non ce n’è secondo
    in tutta la pittura: è il ritratto
    di Beatrice Cenci ( 1 ), che al mondo
    sta dicendo “Addio”. Solo un matto

    o un violentatore può restare
    muto a quello sguardo che “Perché
    mi si è voluto” — chiede — annientare?
    Resta lontano, ti prego, da me”.

    Quadro più triste al mondo non ce n’è!

    “Sopruso non si può giustificare”.
    Questo il Reni ci sta a ricordare:

    il che è pur tema d’attualità:
    “Violenza sulle donne non si fa”.

    Di ciò ‘s i m b o l o’ un dì esso sarà!

    (Sergio Sestolla)

    ( 1 ) Beatrice Cenci (Roma, 6 febbraio 1577 – Roma, 11 settembre 1599) fu una giovane nobildonna romana giustiziata per parricidio e poi assurta al ruolo di eroina popolare. (Guido Reni che ce la descrive di ‘gentili e nobili fattezze’)
    Figlia[1] del conte Francesco Cenci, uomo violento e dissoluto, e di Ersilia Santacroce, dopo la morte della madre, fu messa a sette anni, nel giugno del 1584, insieme alla sorella maggiore Antonina, presso le monachefrancescane del Monastero di Santa Croce a Montecitorio.[2] Ritornata in famiglia, all’età di quindici anni, vi trovò un ambiente quanto mai difficile e fu costretta a subire le angherie e le insidie del padre che, poco dopo, nel 1593, sposò, in seconde nozze, la vedova Lucrezia Petroni, dalla quale non ebbe figli.
    Francesco, oberato dai debiti, incarcerato e processato per delitti anche infamanti, condannato due volte per “colpe nefandissime” al versamento di somme rilevanti,[3] pur di non pagare la dote[4] di Beatrice, volle impedirle di sposarsi, e decise nel 1595 di segregarla, insieme alla matrigna Lucrezia, a Petrella Salto, in un piccolo castello del Cicolano, chiamato la Rocca, nel territorio del Regno di Napoli, di proprietà della famiglia Colonna. In quella forzata prigionia crebbe il risentimento di Beatrice verso il padre. La ragazza tentò anche, con la complicità dei domestici, di inviare richieste di aiuto ai familiari ed ai fratelli maggiori ma senza alcun risultato. Una delle lettere arrivò, anzi, nelle mani del conte provocandone la dura reazione: Beatrice fu brutalmente percossa.
    Nel 1597 Francesco, malato di rogna e di gotta, anche per fuggire alle richieste pressanti dei creditori, si ritirò a Petrella, portando con sé i figli minori Bernardo e Paolo, e le condizioni di vita delle due donne divennero ancora peggiori.
    Si dice che, esasperata dalle violenze e dagli abusi sessuali paterni, Beatrice fosse giunta alla decisione di organizzare l’omicidio di Francesco con la complicità della matrigna Lucrezia, i fratelli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti[5] ed il maniscalcoMarzio da Fioran detto il Catalano.
    (https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci)

  13.   vitty Says:

    Sono accaduti molti eventi da quando ho scritto questo post. Purtroppo tutti molto tragici che hanno coinvolto l’intera città.Ci sono stati lutti inaccettabili, e devastazione! Gente che ha perso tutto a causa della furia dell’acqua. Un’acqua attesa, ma non saputa gestire. Non voglio puntare il dito su nessuno, ma certamente l’incuria dell’uomo ha avuto una parte preponderante sull’accaduto.

    Nel frattempo gli stupri si sono susseguiti in diverse città con una velocità sorprendente. Come se dopo gli eventi di Rimini alcune menti malate avessero voluto emulare le gesta di quei quattro ragazzi di colore. Persino due carabinieri sono stati accusati di violenza su due turiste americane. Anche due bambine, una di undici e l’altra di sei anni sono state avvicinate per essere violentate. Per fortuna le urla hanno richiamato gente in modo tale da far fuggire velocemente i molestatori. E non è stata risparmiata neppure una signora di ottant’anni…

    Mi sembra Cassandro, ci sia un grande imbarbarimento su questo tema.

    In molti paesi da cui provengono questi extracomunitari la donna non è per niente rispettata. Quindi bisogna prendere coscienza che fra noi si aggirano persone che non ritengono un reato fare violenza ad una donna. Anche bambina, perchè in certi paesi è legittimo sposarsi con una bambina.

    Oltre a loro ci sono i delinquenti nostrali…che non ci sono mai mancati!

    Non so come potremo uscire da questa situazione. E’ la cultura, il rispetto umano che manca. Mi chiedo quanto ci voglia per formare una nuova generazione più rispettosa?

    Prima di tutto, come hai fatto notare nei tuoi versi, è la famiglia che dovrebbe plasmare l’animo di un ragazzo. Una madre che è una donna, ha l’obbligo morale di insegnare ai propri figli il rispetto per le altre donne.

    “Il maschilismo si può debellare,
    ripeto, sol col ‘maschio’ educare,
    non disgiunto dal dovere dare
    a ‘femmina’ autostima . . . non vi pare? . . .

    in modo che al boyfriend “Va’ a cagare . . .!”
    a brutto muso gli possa gridare.
    quando questo vuole molestare.”

    Ma dovrebbero aiutarci anche le istituzioni, magari emanando pene più severe per simili reati, invece di depenalizzarli come è accaduto sotto il governo Renzi ( arigrazie Renzi )

    Sai cosa ha detto il padre di uno o due ragazzi stupratori di Rimini? Praticamente ha detto che in fondo sono bravi ragazzi, hanno fatto una ragazzata. Ora pagheranno con la galera ( forse ) uno o due anni, poi usciranno puliti e avranno dei bambini e vivranno una vita serena.

    Invece quella ragazza violentata col fidanzato pestato a sangue, se lo terrà scritto sulla pelle quella violenza. Non credo potrà dimenticare.

    E’ proprio un bruttissimo periodo… teniamoci vicini… almeno con le persone care!!!

    Ciao carissimo, grazie per le belle parole e per essere sempre dalla parte delle donne. Un bacio, ciao!!!

  14.   CASSANDRO Says:

    Secondo me, Vitty e amiche mie in genere, il gravissimo problema della violenza sulle donne si può cercare di risolvere ricorrendo in primis alla capacità educativa della famiglia.

    Le dimostrazioni di piazza, le dichiarazioni di ministri e sottosegretari in televisione per fini propagandistici, gli slogan giornalistici, le messe di cordoglio, l’encomiabile impegno delle forze dell’ordine, ecc. ecc., poco o nulla riescono ad ottenere (in ogni caso sono sempre successive al fattaccio), su chi ha la mente annebbiata per incultura pregressa e per mancanza di lavaggio del cervello continuato da parte di chi li ha generati ed ha la responsabilità morale del loro futuro bene e dignitoso operare nel mondo corrente.

    Ovviamente anche l’intervento della scuola potrebbe avere una importante e quasi decisiva funzione.

    Pure l’humour di una ‘agenzia di pompe funebri’ può giocare un ruolo egregio, per cui hai fatto bene, Vitty, a porlo in evidenza nel tuo blog, che a quanto si evince dai dati che automaticamente Tiscali presenta nei link laterali, dove indica che i tuoi lettori — un poco fantasmi a dire il vero in questo ultimo periodo — ha superato quota un milione, il che significa che almeno cinquemila persone ti hanno letto (e ai tempi d’oggi è un risultato splendido).

    Complimenti, l’intelligenza viene sempre premiata, e se qualcuno si farà vivo . . . premieremo pure lui (Sergio Sestolla, tu non ti muovere!).

    VIOLENZA SULLE DONNE

    “Mai violenza sulle donne, mai!”
    Ma questo è pure atto di violenza,
    sia pure assai leggero, perché vai
    a prendere posizione senza

    che ti sia stato chiesto apertamente.
    La donna, infatti, oggi penso che
    difendere si possa egregiamente
    da sola . . . io ci credo, e quindi se

    succede ancora ciò più che gridare
    “Quelle manacce giù!” . . . ehm . . . opportuno
    sarebbe il figlio maschio educare
    a non fare il ‘macho’, e a che ognuno

    veda nella compagna quella che
    un dì vita gli ha dato, e ancora dà
    a questo mondo linfa, e ciò perché
    così soltanto meglio si starà.

    Il maschilismo si può debellare,
    ripeto, sol col ‘maschio’ educare,
    non disgiunto dal dovere dare
    a ‘femmina’ autostima . . . non vi pare? . . .

    in modo che al boyfriend “Va’ a cagare . . .!”
    a brutto muso gli possa gridare.
    quando questo vuole molestare.

    Una parola a volte può smontare!

    (Cassandro)

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