Questa notizia pubblicata sulla Stampa
mi ha fatto sobbalzare. Ho subito riconosciuto lo stile Taffo delle onoranze funebri. Ebbi già modo di occuparmene un paio di anni fa in un post che intitolai ” quando la realtà supera la fantasia “  allora, lo ammetto rimasi parecchio scandalizzata dal modo di parlare, gestire, pubblicizzare un servizio che secondo me, doveva operare in punta di piedi. Perchè non credo ci sia niente da ridere o scherzare quando muore una persona cara. Può essere un genitore, un parente, un caro amico/a e così via. In quel momento nessuno ha voglia di sentire battute ,frizzi e lazzi.
Ma stavolta è molto diverso! faccio un tanto di cappello a chi ha ideato questa provocazione per Abid Jee,un giovane studente universitario pachistano, mediatore culturale   autore di un raccapricciante commento su Facebook a proposito dello stupro descritto come «peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale». Riferito alla violenza di gruppo ai danni di una turista polacca accaduto sulla spiaggia di Rimini. Cosa ha ideato quindi questa onoranza fuebre?
Ha fotografato una bara con la scritta :  «Vieni Abid. È peggio all’inizio. Ma una volta che entri ti calmi»
Chapeu dunque a chi ha ripagato con la stessa moneta un’uscita tanto incredibile e vergognosa di quell’Abid.( e questo la dice lunga su come viene tenuta in considerazione la donna in certi paesi dai quali arrivano questi extra-comunitari. Perchè è bene essere consapevoli che da noi non solo arrivano persone, ma modi di fare, pensare, pregare, completamente diversi dalla nostra cultura. Non voglio dire che loro sono indietro o meno evoluti di noi. No. Dico solo che hanno abitudini e credo diversi che mai abbandoneranno, perchè fanno parte delle loro tradizioni )
Come spiega Alessandro Taffo, 32 anni, titolare dell’azienda di famiglia, la nostra pubblicità «non è tanto scherzosa. La definirei originale. Abbiamo sempre puntato all’originalità. Le altre pubblicità giocano sulla grandezza di logo e numero, niente più. Così noi diciamo la nostra, anche su argomenti delicati e importanti». 
In questo caso però lo spunto è dato da un fatto di cronaca, lo stupro di una ragazza e di una transessuale sulla spiaggia di Rimini. «Ci si espone a lodi e critiche, lo sappiamo – commenta Taffo – . E non possiamo piacere a tutti, ce ne siamo fatti da tempo una ragione».  
Be’ a me stavolta siete piaciuti , e parecchio!!!
Alla ragazza e al transessuale che hanno subito quell’odiosa violenza, tutta la mia solidarietà.
A noi tutti, l’augurio di non incappare mai in persone che la pensano come Abid Jee, la vostra Vitty.


5 Commenti to “Chi di frase ferisce, di frase perisce”

  1.   Mary Says:

    Ciao Vitti, manchi da molto. Tutto ok?

  2.   Mary Says:

    La violenza sulle donne ha ormai raggiunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale.

    Non passa giorno che dell’argomento se ne sente parlare ai Tg, in radio, sul web. Il fenomeno dovrebbe essere combattuto alla radice con la responsabilità delle istituzioni, spesso però assenti dopo denunce e querele presentate (a volte non si sa nemmeno dove vadano a finire!!).

    Sono state fatte delle leggi, purtroppo ahimè con scarsi risultati. .. La responsabilità, oltre alle istituzioni, deve esserci soprattutto da parte della famiglia e della scuola in primis.

    Hai ragione caro Sergio, dopo le notizie sconvolgenti dei media sull’accaduto, quale sarà il futuro delle vittime, quelle rimaste in vita dopo le violenze subite? Cosa rimarrà nel loro cuore e nei loro occhi?

    Non conoscevo il ritratto che il Reni fece alla fanciulla Beatrice Cenci, di cui peraltro conosco bene la storia. Proprio grazie al web ho guardato e mi sono soffermata a lungo su quello sguardo supplichevole ed innocente che, meglio di qualsiasi racconto, ci ricorda il suo tragico ed ingiusto destino, dopo anni di soprusi e violenze da parte del padre.

    "Quando conoscero’ la tua anima,
    dipingero’ i tuoi occhi"

    (A. Modigliani)

  3.   SERGIO SESTOLLA Says:

    La violenza sulle donne sta purtroppo diventando un leit motiv che scandisce la vita di molte persone.

    Ed ecco che tu, cara Vitty, con riferimento ad un fatto di cronaca accaduto a Rimini, scrivi che quella ragazza “se lo terrà scritto sulla pelle quella violenza. Non credo potrà dimenticare”.

    Esatto. Hai fermato egregiamente il ‘dopo’, il che ci sarà per il futuro, che è tento, sulla sua pelle, o meglio nel suo animo!

    Anch’io credo che non potrà scordarlo mai più, sia in questa vita che nell’altra, e la ‘tristezza’ di essere stata considerata una mera ‘cosa’, una ‘pupattola’ per un piacere (sic) inqualificabile, la marchierà in eterno, per cui, come minimo, ripeto, è naturale che immensa tristezza incomba su lei..

    In genere, i media che danno le notizie al riguardo – le quali, ahitutti, sono molte di più di quelle di cui veniamo giornalmente a conoscenza – insistono, forse anche un po’ troppo, sull’attimo della violenza, sul quel presente che immediatamente sconvolge (colpi di pietra, percosse, coltellate, strangolamento, e via male-dicendo), ma nulla dicono sul dopo che di certo incomberà come macigno sulla donna vittima, e che le farà vedere tutto il mondo diverso da come fino a quel momento lei si era immaginato: un velo di malinconica amarezza la coprirà tutta.

    Si potrà scrivere quanto vorrà in materia, ma a mia memoria questo sentimento, che di certo possiamo solo intuire, non l’ho visto mai pure raffigurato in un quadro, con la immediatezza visiva ch’esso possiede, e quindi in maniera assai molto più incisiva.

    Solo in un caso in tutta la pittura esso, secondo me, è stato reso in modo quasi palpabile: è quello che è stato fissato in un quadro di Guido Reni che sta nel Museo di Palazzo Barberini a Roma, e che pochi giorni fa mi ha costretto ad indugiare davanti adesso, e considerarlo un unicum in materia, al punto da pensare che potrebbe diventare il simbolo, il logo, la rappresentazione grafica che nelle tante manifestazioni di popolo, sgomento di fronte alla praticamente sottovalutata violenza contro le donne, potrebbe essere portato in testa ai cortei, al fine educativo di ‘memento’, come schiaffo alle coscienze malate, essendo indicativo di cosa provoca tale violenza sulle donne, del malessere costante che albergherà poi in eterno nella vittima.

    Non so se sei d’accordo, Vitty, su quanto scrivo (anche il parere di Mary mi interessa, essendo lei una pittrice di alta qualità, o di qualunque altro commentatore): di certo lo condividerà Cassandro, che ha ben posto in evidenza nel sottostante commento il fatto che la risoluzione del problema (se possibile!) dipende in grandissima parte dalla educazione che la scuola e la famiglia avranno saputo inculcare ai maschi a loro affidati, per obbligo di legge o obbligo di natura-

    IL QUADRO PIU’ TRISTE
    (Violenza sulle donne)

    Un quadro vale solamente se
    trasmette in quattro, cento pennellate
    un sentimento . . . se ti parla e
    colpisce e cuore e mente ad ondate.

    Così a Palazzo Barberini puoi
    notare “Orrore” e “Odio” in Giuditta
    di Caravaggio, oppure con i suoi
    languidi occhi “Amore”, come dritta

    frecciata nel guardar la Fornarina
    di Raffaello. Ma quei sentimenti,
    puoi pur trovare in opera vicina,
    per cui qui solo in un quadro senti

    “Tristezza” immensa. Non ce n’è secondo
    in tutta la pittura: è il ritratto
    di Beatrice Cenci ( 1 ), che al mondo
    sta dicendo “Addio”. Solo un matto

    o un violentatore può restare
    muto a quello sguardo che “Perché
    mi si è voluto” — chiede — annientare?
    Resta lontano, ti prego, da me”.

    Quadro più triste al mondo non ce n’è!

    “Sopruso non si può giustificare”.
    Questo il Reni ci sta a ricordare:

    il che è pur tema d’attualità:
    “Violenza sulle donne non si fa”.

    Di ciò ‘s i m b o l o’ un dì esso sarà!

    (Sergio Sestolla)

    ( 1 ) Beatrice Cenci (Roma, 6 febbraio 1577 – Roma, 11 settembre 1599) fu una giovane nobildonna romana giustiziata per parricidio e poi assurta al ruolo di eroina popolare. (Guido Reni che ce la descrive di ‘gentili e nobili fattezze’)
    Figlia[1] del conte Francesco Cenci, uomo violento e dissoluto, e di Ersilia Santacroce, dopo la morte della madre, fu messa a sette anni, nel giugno del 1584, insieme alla sorella maggiore Antonina, presso le monachefrancescane del Monastero di Santa Croce a Montecitorio.[2] Ritornata in famiglia, all’età di quindici anni, vi trovò un ambiente quanto mai difficile e fu costretta a subire le angherie e le insidie del padre che, poco dopo, nel 1593, sposò, in seconde nozze, la vedova Lucrezia Petroni, dalla quale non ebbe figli.
    Francesco, oberato dai debiti, incarcerato e processato per delitti anche infamanti, condannato due volte per “colpe nefandissime” al versamento di somme rilevanti,[3] pur di non pagare la dote[4] di Beatrice, volle impedirle di sposarsi, e decise nel 1595 di segregarla, insieme alla matrigna Lucrezia, a Petrella Salto, in un piccolo castello del Cicolano, chiamato la Rocca, nel territorio del Regno di Napoli, di proprietà della famiglia Colonna. In quella forzata prigionia crebbe il risentimento di Beatrice verso il padre. La ragazza tentò anche, con la complicità dei domestici, di inviare richieste di aiuto ai familiari ed ai fratelli maggiori ma senza alcun risultato. Una delle lettere arrivò, anzi, nelle mani del conte provocandone la dura reazione: Beatrice fu brutalmente percossa.
    Nel 1597 Francesco, malato di rogna e di gotta, anche per fuggire alle richieste pressanti dei creditori, si ritirò a Petrella, portando con sé i figli minori Bernardo e Paolo, e le condizioni di vita delle due donne divennero ancora peggiori.
    Si dice che, esasperata dalle violenze e dagli abusi sessuali paterni, Beatrice fosse giunta alla decisione di organizzare l’omicidio di Francesco con la complicità della matrigna Lucrezia, i fratelli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti[5] ed il maniscalcoMarzio da Fioran detto il Catalano.
    (https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci)

  4.   vitty Says:

    Sono accaduti molti eventi da quando ho scritto questo post. Purtroppo tutti molto tragici che hanno coinvolto l’intera città.Ci sono stati lutti inaccettabili, e devastazione! Gente che ha perso tutto a causa della furia dell’acqua. Un’acqua attesa, ma non saputa gestire. Non voglio puntare il dito su nessuno, ma certamente l’incuria dell’uomo ha avuto una parte preponderante sull’accaduto.

    Nel frattempo gli stupri si sono susseguiti in diverse città con una velocità sorprendente. Come se dopo gli eventi di Rimini alcune menti malate avessero voluto emulare le gesta di quei quattro ragazzi di colore. Persino due carabinieri sono stati accusati di violenza su due turiste americane. Anche due bambine, una di undici e l’altra di sei anni sono state avvicinate per essere violentate. Per fortuna le urla hanno richiamato gente in modo tale da far fuggire velocemente i molestatori. E non è stata risparmiata neppure una signora di ottant’anni…

    Mi sembra Cassandro, ci sia un grande imbarbarimento su questo tema.

    In molti paesi da cui provengono questi extracomunitari la donna non è per niente rispettata. Quindi bisogna prendere coscienza che fra noi si aggirano persone che non ritengono un reato fare violenza ad una donna. Anche bambina, perchè in certi paesi è legittimo sposarsi con una bambina.

    Oltre a loro ci sono i delinquenti nostrali…che non ci sono mai mancati!

    Non so come potremo uscire da questa situazione. E’ la cultura, il rispetto umano che manca. Mi chiedo quanto ci voglia per formare una nuova generazione più rispettosa?

    Prima di tutto, come hai fatto notare nei tuoi versi, è la famiglia che dovrebbe plasmare l’animo di un ragazzo. Una madre che è una donna, ha l’obbligo morale di insegnare ai propri figli il rispetto per le altre donne.

    “Il maschilismo si può debellare,
    ripeto, sol col ‘maschio’ educare,
    non disgiunto dal dovere dare
    a ‘femmina’ autostima . . . non vi pare? . . .

    in modo che al boyfriend “Va’ a cagare . . .!”
    a brutto muso gli possa gridare.
    quando questo vuole molestare.”

    Ma dovrebbero aiutarci anche le istituzioni, magari emanando pene più severe per simili reati, invece di depenalizzarli come è accaduto sotto il governo Renzi ( arigrazie Renzi )

    Sai cosa ha detto il padre di uno o due ragazzi stupratori di Rimini? Praticamente ha detto che in fondo sono bravi ragazzi, hanno fatto una ragazzata. Ora pagheranno con la galera ( forse ) uno o due anni, poi usciranno puliti e avranno dei bambini e vivranno una vita serena.

    Invece quella ragazza violentata col fidanzato pestato a sangue, se lo terrà scritto sulla pelle quella violenza. Non credo potrà dimenticare.

    E’ proprio un bruttissimo periodo… teniamoci vicini… almeno con le persone care!!!

    Ciao carissimo, grazie per le belle parole e per essere sempre dalla parte delle donne. Un bacio, ciao!!!

  5.   CASSANDRO Says:

    Secondo me, Vitty e amiche mie in genere, il gravissimo problema della violenza sulle donne si può cercare di risolvere ricorrendo in primis alla capacità educativa della famiglia.

    Le dimostrazioni di piazza, le dichiarazioni di ministri e sottosegretari in televisione per fini propagandistici, gli slogan giornalistici, le messe di cordoglio, l’encomiabile impegno delle forze dell’ordine, ecc. ecc., poco o nulla riescono ad ottenere (in ogni caso sono sempre successive al fattaccio), su chi ha la mente annebbiata per incultura pregressa e per mancanza di lavaggio del cervello continuato da parte di chi li ha generati ed ha la responsabilità morale del loro futuro bene e dignitoso operare nel mondo corrente.

    Ovviamente anche l’intervento della scuola potrebbe avere una importante e quasi decisiva funzione.

    Pure l’humour di una ‘agenzia di pompe funebri’ può giocare un ruolo egregio, per cui hai fatto bene, Vitty, a porlo in evidenza nel tuo blog, che a quanto si evince dai dati che automaticamente Tiscali presenta nei link laterali, dove indica che i tuoi lettori — un poco fantasmi a dire il vero in questo ultimo periodo — ha superato quota un milione, il che significa che almeno cinquemila persone ti hanno letto (e ai tempi d’oggi è un risultato splendido).

    Complimenti, l’intelligenza viene sempre premiata, e se qualcuno si farà vivo . . . premieremo pure lui (Sergio Sestolla, tu non ti muovere!).

    VIOLENZA SULLE DONNE

    “Mai violenza sulle donne, mai!”
    Ma questo è pure atto di violenza,
    sia pure assai leggero, perché vai
    a prendere posizione senza

    che ti sia stato chiesto apertamente.
    La donna, infatti, oggi penso che
    difendere si possa egregiamente
    da sola . . . io ci credo, e quindi se

    succede ancora ciò più che gridare
    “Quelle manacce giù!” . . . ehm . . . opportuno
    sarebbe il figlio maschio educare
    a non fare il ‘macho’, e a che ognuno

    veda nella compagna quella che
    un dì vita gli ha dato, e ancora dà
    a questo mondo linfa, e ciò perché
    così soltanto meglio si starà.

    Il maschilismo si può debellare,
    ripeto, sol col ‘maschio’ educare,
    non disgiunto dal dovere dare
    a ‘femmina’ autostima . . . non vi pare? . . .

    in modo che al boyfriend “Va’ a cagare . . .!”
    a brutto muso gli possa gridare.
    quando questo vuole molestare.

    Una parola a volte può smontare!

    (Cassandro)

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