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Oggi,per chi non se ne fosse accorto  ;)   è San Valentino !!!

Naturalmente scherzo perchè è impossibile non essersene accorti,con tutte le pubblicità e i negozi addobbati con mille cuoricini. Per le persone innamorate è un’occasione in più per dichiararsi il proprio amore.Anche se,e questo va sottolineato,l’Amore va dimostrato ogni giorno dell’anno,e non solo il 14 Febbraio!!!! (continua…)

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Ecco fatto…gli ultimi ritocchi per gli addobbi natalizi sono stati fatti… la casa ha veramente preso un aspetto festoso. Ma quello che più conta è quello che sentiamo dentro,è il piacere di ritrovarsi tutti insieme, di sentirsi parte integrante  della famiglia! Quando saremo riuniti,lasceremo fuori le preoccupazioni ( chi non ne ha? ) le rabbie della politica,l’incertezza del futuro. (continua…)

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Pericolo scampato!!!  Visto che la profezia Maya ha clamorosamente toppato,possiamo finalmente concentrarci sul Natale!!!  Evvai!!!

Stamani sono uscita con un meraviglioso senso di leggerezza a fare qualche acquisto natalizio per alcuni figli di nostri conoscenti. Noi adulti ( a parte i nostri figli ) abbiamo rimandato i regali a data da destinare. D’altronde non c’è nessuna legge che obbliga di fare regali. Bisognerebbe ricordarci che è la società del consumo che inventa ogni giorno per noi cose da comprare.

Mio marito,per esempio che non ricorda mai una data ( del mio compleanno,o quella dell’anniversario) per rimediare a queste dimenticanze,ogni tanto arriva con un regalo “del non compleanno”. Facendosi così perdonare queste  disattenzioni.( io però mi sono organizzata,quando si avvcina una ricorrenza,comincio a riempire la casa di post-it giusto per rinfrescare lamemoria…così ottengo due risultati, coinvolgo tutti con allegria e la festa non viene dimenticata )  :)

(continua…)

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Novembre

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cadere fragile. E’ l’estate,
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli

Sì è vero,Novembre è anche questo. Un mese intriso di dolci sensazioni e nostalgici ricordi per chi non c’è più.

Ciò non vuol dire che durante gli altri giorni dell’anno il ricordo sia latente ,anzi,non passa giorno che con mia sorella  parliamo quando di babbo,quando di mamma. I nostri genitori sono sempre con noi,presenti nel nostro presente.Noi stesse,siamo la somma del loro amore,quindi….quindi è normale ricordarli più che mai in questi giorni dedicati a loro per eccellenza.Anche portare un fiore sulle loro tombe,è un gesto simbolico che ci fa sentire ancora più vicini. (continua…)

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Quella che sto’ per narrarvi è una fiaba che forse non avrà il lieto fine. Ma proprio perchè si è sviluppata in maniera tanto drammatica,la sua pienezza d’amore e la speranza di un futuro,rende questa storia un fulgido esempio di amore e un momento di grande riflessione per tutti noi.

Come ogni storia che si rispetti,c’è una principessa,Anna Lisa ,e un principe azzurro,Andrea. (continua…)

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Buongiorno a tutti! Sono Vasco,lo schnauzer nano, nero e argento della vosra amica Vitty. Oggi sono due anni che vivo insieme a lei e alla sua famiglia,così per ricordare questo anniversario ho deciso di farle una sorpresa! (continua…)

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Ancora fresca di atmosfere matrimoniali,prima di chiudere queste emozioni fra i ricordi più cari, desidero condividere con Voi alcune curiosità che ho scoperto in questi giorni riguardo alle tante tradizioni che accompagnano le varie fasi della cerimonia.

 

Avete voglia di scoprirle con me? (continua…)

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Ringrazio l’amico Giovanni per avermi segnalato questa storia di cui è venuto a conoscenza. (continua…)

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Se in autunno tu venissi da me ( Emily Dickinson) Se in autunno tu venissi da me Se in autunno tu venissi da me caccerei l’estate un pò sorridente – un pò irritata – come la massaia scaccia una mosca. Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli dei mesi – li metterei in cassetti separati per paura che i numeri si confondano. Se l’attesa fosse soltanto di secoli li conterei sulla mano sottraendo finché non mi cadessero le dita nel paese di Van Dieman. E se fossi certa che finita questa vita la mia e la tua continueranno a vivere getterei la mia come una buccia e sceglierei con te l’eternità. Ma ora – incerta sulla durata del tempo – che ci separa, la cosa m’inquieta, come l’ape folletto, che non avverte quando pungerà.
Riferimenti: …tu venissi da me..

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Ho letto di recente, una notizia che mi ha meravigliato e divertito…!
Lo sapevate che sia l’innamoramento sia la Follia sono generati dallo stesso ormone,l’ossiticina? Questo ormone,se prodotto in eccesso,altera il funzionamento del cervello. C’è da chiedersi,allora ,se sia la Follia a precedere l’innamoramento o viceversa…..

Ora mi spiego le cose folli che si possono fare per amore!!! Per esempio chilometri e chilometri per vedersi anche per pochi attimi….restare svegli per notti e notti,indossare scarpe diverse…e chi più ne ha, più ne metta….

Mi viene a mente a questo punto “L’elogio della Follia” di Erasmo da Rotterdam, dove sin dalle prime pagine spiega che tutto quello che nella vita merita di essere vissuto è solamente opera sua!!!

Chi l’avrebbe mai detto che la scienza e la filosofia, si sarebbero trovati d’accordo dopo tanti secoli!!! Ah….questi filosofi, che menti lungimiranti!!!

Comunque, se talvolta mi sento leggermente “folle”, ora so che rientro nella normalità….meno male….

E voi, siete capaci di commettere “Follie” per amore?

” La Saggezza sta alla Follia, come la Ragione sta al Sentimento” diceva sempre Erasmo….vi sembra vero??

Riferimenti: la vita è bella quando non si ragiona….

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Stasera parlavo con mia sorella Gabry, era un pò triste, suo marito naviga e rimane assente da casa per mesi.
Ho cercato di consolarla, cercando di farle vedere i lati positivi della lontananza, di quanto ogni volta sia bello ritrovarlo….ma non credo di essere stata molto convincente.

un conto è avere l’amore lontano e un conto è averlo vicino….
Bè,quelli che lo hanno lontano, mia sorella compresa, gradiranno questi dolci versi.

DI TE

No, non ho il tocco delle tue mani,

che io trovo bellissime,

il tuo sorriso non mi sveglia al mattino,

le tue dolci labbra non mi addormentano la sera.

Non sono le tue labbra a bere le mie lacrime,

nè le tue possenti braccia a sollevare la mia tristezza.

Vecchi errori ,le catene che ti trattengono da me.

I tuoi pensieri che si confondono con i miei,le tue parole

che partoriscono la mia anima,il tuo cuore che ho scambiato

con il mio,questo io ho di te.

( P. D.)

Buonanotte, da vitty.
Riferimenti: il tuo cuore che ho scambiato con il mio….

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Così siamo arrivati a S.Valentino! per le romantiche come me, questo giorno non può assolutamente passare inosservato?.,è veramente con piacere che mi accingo a dire grazie , non una volta , ma cento, mille volte ,agli amici Cassandro e Sergio , per l’ immersione in questo mare di dolcezza
.
Questa raccolta la chiamerei:

L’AMORE, SECONDO NOI

STRAPPACORE

Purtroppo t’amo in modo “strappacore”.
Credo che in vita mia io non abbia
amato mai così,con questo ardore
Mi stai sotto la pelle come scabbia,

e più mi gratto per mandarti via
e più t’infili tu, sicchè m’ingolfo
fino a che mi rassegno e??così sia?,
mi dico,e butto via sapone e zolfo.

E’questa,solo questa,la mi rabbia
lo stare a te soggetta in tutti i modi
mentre più sbarre tu metti alla gabbia

e la rinsaldi inoltre con i chiodi
al punto che non vi entra manco sabbia.
E il bello è che ci godo e che ci godi.

Ti amo come ‘al tempo del colera’
Di aver l’amor di Daza ‘Ariza spera.

(CASSANDRO)

PARLAMI

Parlami tu…ed io ti regalo
la mia esperienza…i tuoi sogni
confidami un pò…Fa che sia palo
su cui la tua mano…se bisogni

tu di sostegno avrai…appoggerai.
Non posso offrirti nulla di diverso
…di più…di altro. E D’altronde mai
te lo darei…chè andrebbe perso,

in quanto strade nuove a me non note
percorrere dovrai prima che
-ed avverrà-il sole e le sue rote

scompaiano dal tuo cammino…Se
lo riterrai…parlami,e vuote
risposte non avranno i tuoi “perchè”

Scudi io ti darò contro ogni male
…trarrò da ogni tua ferita il sale.

Ti insegnerò soltanto ciò che vale.

Da parte tua al meglio sempre spera
…c’è sempre una luce nella sera.

Scorda la “Storia di una capinera”.

Lievi le mani quindi affonda in me
e prendi tutto quello che vi è.

E’ tuo ciò che so. Salute a te!

( Cassandro)

R O B A M I A

Sarà! Ma io a te ci sto attenta!
hai troppe idee in testa per restare
sempre allo scoglio e non navigare
in mari aperti. La mia mente stenta

a credere che sia riuscita
a fare io entrare te nel mio porto:
temo pertanto che dalla mia vita
tu possa uscire un dì. Non mi conforto

nel dirmi:?ma lo vedi,per te vive!?
?e mi agito?e molto!?sol se penso
che–non per te(chè non avrebbe senso)
ma per le occasioni un po?lascive

che incontrare puoi lungo la via?
tu possa altrove volgere gli sguardi,
i tuoi interessi?Sulla vita mia,
io lotterei allor senza riguardi

per toglierti di mezzo chi ti tenta,
con la bellezza oppur con la cultura,
per darti poi chissà?una fregatura
(e pure a me)?Ecco perché sto attenta!

Tu chiama ciò,se vuoi:passione,
possesso,voglia,amore,gelosia,
o perdita di tempo e di ragione?
per me è guardarmi ben’la roba mia!

(SERGIO SESTOLLA)

B A C I

Fissandoci negli occhi e ad occhi chiusi
Passiamo ore ed ore a baciarci,
in un respiro sol stiamo confusi
come se non dovessimo lasciarci.

Ma tutto finirà, chè non c’è cosa
Che dura eterna per l’eternità:
questione di tempo?anche la rosa
odora odora ma poi sfiorirà!

Perciò,finchè possiamo,fortemente
Diamoci baci,fino a farci male,
torniamo quindi a farlo lievemente
sciogliendoci siccome in acqua sale.

Le calde labbra mie tienile in pegno
mentre accarezzo quelle tue col dito
per ricordare il dolce lor disegno
appena tutto ciò sarà finito.

Ma prima di quel dì facciamo ancora
Quel che abbiamo fatto notte e giorno,
baci su e giù, a dritta ,a manca,a prora,
dal sorgere del sole?al suo ritorno.

( CASSANDRO)

Belle tenere sognanti, romantiche….dolci….!

Cosa ci può essere di più dolce di uno splendido chiaror lunare?

Questa è la mia chicca preferita…

CHIAROR LUNARE

” Possibile che noi sempre di corsa
l’amore lo facciamo…col giornale
al braccio stretto io,tu con la borsa
che pende dalla spalla?…Ma è normale

non riuscire mai ad ottenere
un pò di pace,di tranquillità?
E questo più per te che ami godere
il “dopo” più che il “prima” o la”metà”.

“Metà” che rappresenta anche la meta,
dato purtroppo il modo inconsueto
che abbiamo noi di amarci e che mi vieta

poi di godere del tuo volto lieto
e di sfiorar le tue guance di seta
mentre chiaror lunare entra discreto”.

( Sergio Sestolla )

LA SCUSA DEL SALUTO

Per nostra fortuna oggi si usa
appena ci si incontra di baciarsi
toccandosi la guancia,e questa scusa
ci è stata a noi di aiuto per sfiorarsi

un poco pelle a pelle?E quando mai
avremmo noi potuto farlo??pure
se io volevo?come sai?
o tu bramavi..come so.Che cure

?e che attenzioni abbiamo usato!?
Che scarti in quello scontro!?e ciò perché
le nostre bocche per voler del fato

al fine erano accoste in modo che
un poco?ci bastava?il nostro fiato
si confondesse tutto in noi,e?

Che fantasia abbiamo!?Senti e sento
Profondo bacio,tipo ?Via col vento?.

Da ciò sempre più lento noi il saluto
Or lo facciamo,e si?quasi un minuto!

(SERGIO SESTOLLA)

ALLA MIA MENTE TORNI

Alla mia mente torni più di quanto
tu possa mai avere immaginato
nei tempi in cui,non per farmi vanto,
mi apristi il cuore tuo immacolato

ed io…
a restare…da interdire!…
davanti allo sguardo tuo lucente,
al portamento timido, al fuggire
da me a volte via…sempre silente,

ed io…
a non capir,o capir troppo,
e quindi a non seguirti,a ignorar
ciò che col corpo mi dicevi e il groppo
che avevi in gola e che volevi urlare

ed io…
odor di greco e di latino,
di Dante ed altri,a te che mi ascoltavi,
contenta di quel po’, e a me vicino,
nulla intendendo,lieve ti accostavi

ed io…
Chi capì fra noi di più
che si fermava solo a quei giorni
il nostro sogno,amica, fosti tu
che ora alla mia mente invano torni.

E non mi resta che scrivere versi,
inutili,su tutto ciò che persi.

Pure a gridarli forte come tromba
han suon or sol di volo di colomba.

( Sergio Sestolla)

Ti piacciono Colomba? Sono romantiche e attuali,vero?? Come? Qualche tuo amico potrebbe storcere il naso?? Nooooo, non credo, perché l?amore colpisce tutti, giovani,meno giovani, romantici e non?..comunque, Cassandro ha pensato anche a loro?..ecco un bel duetto, stile fumetto?..tsè??ce n?è per tutti?.ce n?è??

D R A G O E M A N D R A K E

(Lui)

-!Ma chi ti vuole sol come realtà?!
Perché vuoi viver solo se ti vedo,
soltanto se son sveglio?non mi va
sentirti mia sol se ti possiedo!

Ti voglio invece anche nella mente
Per riempir di te il mio pensare,
pure allorquando dormi intensamente
e i sogni miei vieni ad abitare:

?qui non ci sono freni inbitori,
?qui posso farti ciò che più agogno
?qui puoi bruciarmi con i tuoi ardori

?di aver l?età?tu qui non hai bisogno,
chè io ti fermo qui,così non muori?
Che drago!?Dormi e vai pure in un sogno!?

°°°

(Lei)

-? E il drago sarei io??Questa è bella!?
Ma senti che mi tocca di ascoltare!
?mi sembra tale e quale la storiella
di quello che fa?maniaci e quartare?.

Tu alzi il mazzo e tu mischi le carte,
le asole tu fai e pure i bottoni?
nel sogno tu dirigi la mia parte
?tu insomma te la canti e te la suoni!

Sappi però che anch?io spesso dormendo
-forse mentre mi sogni-sogno che
fra le mie braccia stai?e stai fremendo.

Mandrake son?che drago?!!!?E sai perché?
?di cose insieme tre ne sto facendo:
dormo?ti sogno?e vengo da te!?

(CASSANDRO)

…….E un Amore da …far girare la testa….?!

V I N O V I N E L L O

(Lui)
– “I versi buoni sono come il vino,
devi centellinarli ad uno ad uno,
attentamente, e assaporarli fino
a quando capirai che ognuno

di essi non vien posto lì per caso,
ma per entrarti in mente, piano piano,
e scivolarti in cuor come sul raso
scivola via la palma della mano.

Dei miei tu ti sei proprio abbuffata,
ne hai la pancia piena, amore bello…
li bevi come vino non d’annata

e forte come il ?Chianti? ed il ?Brunello?:
infatti loro mai t’hanno ubriacata,
ma resa allegra, sì…come vinello”.

° ° °

(Lei)
– “Lo so che i versi sono da gustare
attentamente, proprio come il vino,
e pure so che questo è da versare
con grazia, sia ch’è doc o cannellino.

Tu porgi infatti i versi come ?Albana?
lieve riverseresti nel bicchiere,
ed è sempre per me impresa vana
restar con gli occhi asciutti, ch’è un piacere

…di quelli che fan mordere le dita…
saper che in una rima ora risiedo,
che c’è in un verso un po’ della mia vita,
che un endecasillabo possiedo.

Ma come il vino può andare perso
se a terra la bottiglia butti giù,
così darò al vento ogni tuo verso
…accorto, dunque!…se non mi ami più.

(Cassandro)

E per finire ecco l’Amore a tutto tondo,visto dalla parte di lei e visto dalla parte di lui…..

IL SONNO DELL’AMORE

Fare l’amore, certo, mi piace,
però più che dell’atto in sè per sè
adoro il corpo tuo quando giace,
stanco alla fine, tutto su di me

… nonchè sentirti il cuor come un tamburo
battere forte forte sopra il mio
per acquietarsi poi in sonno duro,
sonno che t’ho donato solo io.

Ed è un peccato che non puoi capire
cosa vuol dire averti abbandonato,
col corpo che mi schiaccia ed avvertire

però solo il calore del tuo fiato,
il tuo scendere in me e qui morire,
finchè, mio caro, non ti avrò svegliato.

(Sergio Sestolla)

IL SONNO DELL’AMORE
(visto dalla parte di lui)

Dormire dopo aver fatto l’amore
è dolce forse più dell’amor stesso,
precipiti in un mondo senza odore,
senza colore… statua di gesso

ti senti quasi… e giù… nell’aldilà
di botto ti ritrovi… non sai come
– nè t’interessa — qui ritornerà
il corpo tuo, che non ha più nome.

Sei diventato nube… forse cielo…
oppur… che so?… il centro della terra
? o schiuma che per mar va pelo pelo.

Nulla nella tua mente più s’inserra:
su questa infatti è disceso un velo,
che con il mondo non ti fa più in guerra.

(Sergio Sestolla)

Con il cuore pieno di Amore e poesia ,ringrazio gli autori, e non mi resta che andare via!!!

BUON SAN VALENTINO A TUTTI!!!!!

E per finire ecco qua un regalo davvero prezioso dai nostri amici poeti.  Una bella riflessione sulla vita della Signora delle Camelie,  e tutta la sua storia messa in versi.

Allora,siete pronti per immergervi in questa fantastica e amorosa storia?:

 

LA SIGNORA DELLE CAMELIE . . . EROINA SFORTUNATA O FORTUNATA?

Se si pensa a quale è stato il suo destino, sia nel romanzo ed ancor più nella sua trasposizione musicale, la Signora delle camelie si presenta come un personaggio a dire poco “per nulla benvoluto dal Cielo”:

1) affetta da tubercolosi polmonare fin dalla più tenera età, come può dedursi dal fatto che aggravandosi, muore poco più che ventenne (rapportata ai tempi d’oggi ancora una ragazzina),

2) amata — per non dire, più realisticamente, “posseduta” — da uomini più vecchi di lei, con i quali è quanto meno pensabile che avesse dovuto intrattenere licenziosi rapporti d’amore (i vecchi non si accontentano di un amore “semplice”), simulando un trasporto di certo non invidiabile (provate a rifletterci attentamente un attimo come una persona giovanissima, “con quella testolina graziosa”, profumata, “esilissima”, sensibile e viva possa godere nell’amplesso di un…anziano, forse anche grasso, forse poco olezzante, e forse, dato il tipo di frequentazioni, pure incolto, anche se discendente di nobile stirpe),

3) innamorata di un giovane bello, idealista ed ancor pieno di quella vita che a lei sta per sfuggire, è costretta ad abbandonarlo (non interessa per colpa di chi o di cosa), e privarsi quindi dell’unica persona verso la quale, per la prima volta (che poi sarà l’unica), il suo essere ha pulsato di ardore vero, e con la quale era entrata in quella dolce, inspiegabile (“lingua mortal non dice quel ch’io sentia in seno”) e totale “datio animae corporisque”, sulla cui assolutezza v’è traccia pure nei versi di F. M. Piave (“amor ch’è palpito dell’universo intero, misterioso, altero, croce e delizia al cor”),

4) beffata dal fato in quanto ritrova il suo amato sogno, ma da questo riceve solo gretto disprezzo ed ingiuste offese…(e qui mi fermo in quanto sulla sua non lontana, presagita fine la pietas spinge a non intrattenersi).

Eppure Margherite Gautier o Violetta Valéry, chiamiamola come vogliamo, ma è sempre lei “La Signora delle camelie”, può dirsi una donna fortunata per un duplice ordine di motivi:

1) ha ottenuto un posto (attenti: ne stiamo già parlando come di una persona effettivamente esistita!) nell’immaginario collettivo, in quanto la conoscono, bene o male, “quasi” tutti, pur essendo esigua la percentuale di coloro che ha letto per intero l’opera letteraria o teatrale (sarebbe stato immodesto aspirare al privilegio riservato solo ad alcuni personaggi, tipo Don Chisciotte, notoriamente noto anche a chi non sa leggere),

2) pur essendo nata dalla penna di un autore (Dumas figlio) che la crea per vendicarsi della donna che l’aveva abbandonato (Marie Duplessis), e quindi propenso a tenerla nell’opera ben sotto le righe, nel corso della scrittura la “Signora” dalle “ciglia lunghissime che abbassandosi ombreggiavano il roseo colorito delle guance”, ruba la penna al suo autore e si scrive da sola, come càpita nella maggior parte delle vere creazioni artistiche, a volte pure a dispetto di chi sta ponendo nero su bianco, passando così da elemento pensato in negativo ad elemento risolto in positivo.

E che fosse in realtà la protagonista, un elemento positivo è d’altronde pure pensabile se è vero, come è vero, che su tutto conta l’animo (anche per le “cattive signorine”), e per fortuna oggi appare sempre più in regresso (pur se con intermittente rigurgito) quel certo tipo di pensiero che ritiene che chi esercita “il mestiere più antico del mondo” sia necessariamente insensibile all’aspirazione verso l’alto (latente vi potrebbe essere anche un qual senso di invidia a non poterne, o a non riuscire a poterne, godere i favori), nell’ignoranza che situazioni ambientali, sociali, politiche e quindi culturali possono avere avuto il loro consistente peso verso la nascita ed il persistere dell’apparente “male”, e nella illusione di non esserne corresponsabili per avere fatto poco o nulla perché non sorgessero nei soggetti di cui si parla umiliazioni, rabbia e, spesso (Nihil sub sole novi), desiderio di vendetta, da “Muoia Sansone” o “dopo di me il diluvio”.

Ma questo è un altro discorso…

Altre tre considerazioni potrebbero portare latu sensu a ritenere fortunata la Signora dagli “occhi neri sormontati da sopracciglia d’un arco così puro, da sembrare dipinte”:

il primo, è un fatto temporale: la Signora muore ancora giovane e quindi ancora bella (i registi, affascinati dalla protagonista come doveroso omaggio sono soliti così raffigurarla anche nel momento dell’addio supremo), per cui sempre la ricorderemo incantevole, come ricordiamo sempre assai piacevolmente il suo alter ego più vicino a noi, la spumeggiante Marilyn (non scordiamo che la bellezza è categoria fondamentale del nostro mondo, al punto che, come dice Belli, “E Dio stesso, ch’è un pozzo de saviezza, la madre che ppijò la vorze bella”); non vivendo a lungo la Signora ha inoltre evitato che lo stesso innamorato potesse stancarsi di lei, e quindi non più vederla nello stato di felice innamoramento a seguito dell’inesorabile passare del maligno tempo, e potesse concludere un giorno nell’incontrarla, come Proust fa dire a Swann nei confronti di Odette, “E dire che ho perduto tanti anni della mia vita, che ho voluto morire, che ho avuto il mio più grande amore, per una donna che non era il mio tipo”;

il secondo è un fatto legato all’evolversi della psicologia femminile, in quanto lei fra le prime donne riesce ad afferma, pagandolo a caro prezzo, il principio della libertà femminile: infatti, lottando (e soccombendo) contro la società borghese, assai spesso un mostro onnivoro, prova ad anticipare i tempi del riscatto femminile (anche per questo a livello di inconscio ci è simpatica), per cui la vediamo agire e decidere autonomamente della sua persona, di cosa fare e perché farlo, anche quando sbaglia per necessità o per troppo amore (passeranno più di cento anni perché il “sempre libera degg’io” diventi il sessantottino “la chitarra è mia!”)

il terzo è un fatto artistico e psicologico: complice la recitazione e tutta la macchina scenica, in genere chi a teatro viene a contatto con detto personaggio risulta da lei illuminato di una grazia improvvisa, quasi sconosciuta, perché costatiamo che Lei è una donna che ancora conosce l’intima essenza dei sentimenti, di cui noi siamo in parte orfani. Ciò avviene giacchè in Lei — che purtroppo sarà poi ingenerosamente indicata con l’appellativo “la traviata” — pulsa la forza dell’amore (che notoriamente “omnia vincit”) , perché Lei, non bacata dal suo modo di vivere, più subìto che voluto (non scordiamo cosa fosse la società del 1800, compresa la storia di Marie, nata Alphonsine), crede nel suo prossimo ed ha fiducia (nessuno vive se non ripone fiducia in qualcuno) in Armand o Alfredo, e più che altro crede in se stessa ed in una vita futura dove (utopia?) potrà esprimersi liberamente, senza convenzioni, dando in tal modo un senso al suo peregrinaggio su questa terra.

E così la Signora seduce ancora una volta, e le riesce (e gliene siamo grati) di fare tornare a casa lo spettatore forse anche un po’ più buono (ah, quanto sentiamo il bisogno inconfessato di tornare ad essere buoni!) e più tollerante verso gli altri, quelli che ci passano accanto e ci sfiorano, che al nostro fianco esistono ed operano, che con le loro storie ed i loro modi di pensare intersecano le nostre storie ed il nostro modo di pensare, verso i quali finalmente riteniamo di potere cominciare ad evitare di tranciare frettolosamente giudizi negativi o gratuitamente farli oggetto di qualificazioni offensive.

Ma anche questo è un altro discorso…

Dati gli oltre centocinquant’anni dalla creazione della storia, al fine di tentare di attualizzarla proviamo a ricreare la vicenda in versi, a ripensarla ai tempi d’oggi, con il linguaggio del 2000 e un po’ con il modo di pensare dei giovani (non scordiamo che i protagonisti sono due ventenni).

Eccone un sommario risultato, incentrato su alcuni momenti, forse i più popolarmente noti, grazie al melodramma verdiano, seguendo il quale si procederà alla caratterizzazione dei personaggi ed alla descrizione del sorgere del loro amore (atto I), dell’idillio, dell’intervento del padre e dell’ira di lui (atto II), nonché della malattia finale (atto III).

Al calar della tela, sulla fine della “Signora” potrebbero campeggiare quegli altri versi, non più dei tempi d’oggi, che delicatamente riassumono e concludono la triste vicenda di Margherita: “Passa la bella donna e par che dorma”.

E questo è il vero discorso.

CASSANDRO E SERGIO SESTOLLA

 

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LA SIGNORA DELLE CAMELIE . . . OGGI

P R I M O _____A T T O
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AMORE . . . AMORE . . .AMORE ( Lei )

Amore . . . amore . . . amore, voglio amore,
per questo prendo tutto alla giornata,
perchè l’amor non è un calcolatore,
o cosa da venire programmata.

Esisto in quanto amo e quindi vivo
intensamente ciò in cui mi avventuro,
però nella memoria nulla scrivo
per non aver ricordi nel futuro.

Per me i ricordi son solo rimpianti,
che indietro non riportan ciò che fu:
così, baci leggeri o tracotanti

appena dati non ci sono più.
Sono scomparsi . . . Non ci sono santi!
. . . come di sassi in mare. Glu . . . glu . . . glù.

S I N F O N I A (Lui)

Nella gran sinfonia della vita
tu, cara, rappresenti un “allegretto”,
chè rendi ogni giornata assai gradita
con quel modo di fare così schietto.

Tu sei pertanto il primo movimento . . .
o il terzo . . . mentre io, meno esaltante,
forse sarò il secondo . . . quello lento,
quello pensoso . . . in genere l’”andante”.

Però insieme a te poi salto il fosso,
chè se mi girerai attorno un po’,
appena dal tuo brio sarò scosso,

il quarto movimento diverrò,
cioè un “andante”, sì, ma “molto mosso”,
che . . . se ti abbraccio . . . chiude in un “rondò”.

E la tonalità? . . . Con te, amore,
che dubbio c’è? . . . sarà modo maggiore!

LA PRIMA VOLTA ( Lui )

“Ma cosa fai?” dicesti, e mi guardasti
. . . con le mie labbra ti sfioravo già . . .
girasti il volto . . . un lampo . . . e mi baciasti
per prima tu, con quella intensità

che non ho più trovato, sì, perchè
tu lo facesti…furiosamente,
godendotela tutta . . . tutta: beh,
quel bacio è fisso qui, nella mia mente!

Ricordo. Al “cosa fai?” la bocca apristi,
ed alla mia con foga l’incollasti,
e qui…e qui . . . Ecco, reagisti

come chi conosce bene i gesti,
e sa suonare tutti quanti i tasti,
perchè Amor non fugga mai . . . ma resti.

_ _ _ _

E poi concesso hai che entrassi in te . . .
e tutto diventò celestiale.
Null’altro mi ricordo . . . solo che
accolto fui come uno che vale.

E l’impeto rimase nel cervello
chè mi bloccai tosto, incantato,
svanito quasi…sì, siccome quello
che vien da fatto magico toccato.

Che incanto infatti la tua morbidezza,
la tua dedizione assoluta
in quell’amplesso fatto di dolcezza,

di gioia forte e intensa, e perciò muta,
scandita dal tuo muover con lentezza
la tua persona, che anche in ciò mi aiuta.

P R E N D I ( Lei )

Tu nella vita ti lamenterai
di ciò che lasci, no di ciò che prendi:
piglia pertanto, sia che sali o scendi,
. . . che vieni o resti . . . sai o non sai.

Afferra, acchiappa poi senza ritegno
se sol t’accosti al campo dell’amore:
il tempo passa, la bellezza muore,
la vita tutto al più è appena un segno.

Che cosa la credevi? . . . architettura?! . . .
sfida dell’uomo al cielo?! . . . dardo al sole?! . . .
E’ immagine – sol questo – che non dura,

o dura quanto un mazzo di viole,
quanto un’ecclisse che la luna oscura,
o lo sfrecciare in mar di lieve iole.

Non voglio dirlo, pure se lo penso,
che questo ha per me, purtroppo, un senso.

T A N G O ( Lui )

- “Io t’ho trovato che sapevi fare
l’amore molto bene, che baciavi
assai meglio di Gilda: eri un mare
ove affondavo quando t’accostavi . . .
Chissà chi debbo tanto ringraziare?
. . . Comunque era così e con me stavi.

Non ti stancavi mai della passione
che ti squassava e che mi trasmettevi,
anzi coglievi al volo ogni occasione
perchè questa crescesse e in tempi brevi
ci ravvolgesse . . . Eri una canzone
dai toni acuti, gravi, forti e lievi.

Suonavi in tutte le tonalità,
eri modo maggiore e mai minore,
se pur da altri avevi avuto il ‘la’
ora donavi a me onde sonore
d’intensa e nuova musicalità,
d’impeto nuovo e di nuovo tenore.

Non eri fotocopia del passato.
Aveva un peso, sì, l’esperienza,
ma tu quel seme avevi rinnovato
e fatto fiore di diversa essenza.
Nel mio giardino ormai sta piantato,
che tal più non sarà se sarà senza.

Ah, quanto veri i versi, amica mia,
di quel famoso tango: . . . Gelosia!”

I E R I E D O M A N I ( Lei )

Ho sempre avuto un cuore molto attivo,
e ciò ti ha fatto sospirar: ‘Peccato!’,
con l’aggiunta di: ‘io non arrivo
mai primo in te . . . chè un altro già c’è stato!’

Che dirti non lo so . . . mi costa caro
ora quello che ho fatto in precedenza,
ma, sai?, vivevo al buio, senza un faro,
. . . e forse senza troppa intelligenza!

Soltanto ora io t’ho conosciuto!
Ti prego quindi non mi rinfacciare
ciò ch’è morto e sepolto, ma in aiuto
vieni piuttosto a me, e senza scrutare

trasmettimi di te quello che puoi.
Il mio futuro sta nelle tue mani . . .
io te lo dono . . . accoglilo, se vuoi . . .
scorda il mio ieri . . . pensa al mio domani!

MEZZO BIANCO E MEZZO NERO ( Lei )

Ma tu mi fai morir dalle risate!
. . . ma come ci può mai essere al mondo
chi come te ancor crede alle fate?
. . . Ma tu la società l’hai vista a fondo? . . .

Chi sono, di’, secondo te i briganti?
quelli che hanno l’archibugio in spalla?
. . . o non piuttosto i molti che hai davanti,
che stando sopra agli altri stanno a galla . . .

che avanzano ogni giorno più pretese,
che fan tornare a sera gli altri stanchi
alle lor case senza luci accese.
Guardati sempre dai colletti bianchi!

. . . E, di’, ‘traviate’ son solo le donne
che battono per strada su e giù?
. . . fingon d’amare tanti ma le gonne
solo per lavorar tirano su?

…ed è un lavoro, sappi, degradante,
falso perché non puoi tu confidare
che senza alcun piacere in ogni istante
muori affogando in acque poco chiare.

. . . E santo e pio infine è chi va in chiesa,
Iddio prega e poi il compagno fotte?
. . . oppure chi in silenzio sta a difesa
dei semplici, siccome Don Chisciotte?

Aprili gli occhi! . . . Non far come quello
che taglia con l’accetta il falso e il vero,
e che separa netto il brutto e il bello:
c’è pure il mezzo bianco e il mezzo nero!

L A ” S T E L L A ”

(Lui)
– “Ognuno a questo mondo ha una condanna,
che a volte vien chiamata pure ‘stella’:
da quando nasci fin che vai a nanna
sempre ti seguirà, sia brutta o bella.

Esempio, chi è ricco è condannato
a non capire manco da lontano
…lo sai…se amor di donna è spensierato
o mezzo perchè uno apra la mano;

mentre per il non ricco è l’inverso,
e il suo destino è di desiderare
sempre qualcosa e di sentirsi perso
ne caso che una una donna voglia amare.

E la mia ‘stella’? . . . di fermarmi spesso
a studiare il mondo e la sua gente,
e di pensare in modo un po’ complesso
ma inutile perché controcorrente”.

(Lei)
– “Tutto sommato credo che ti vada
ancora bene . . . chè tu puoi, amore,
tenere ancora tutti gli altri a bada,
mentre io no, perchè ‘stella’ peggiore

. . . quella dell’allegria . . . mi sovrasta,
che mi fa arrabbiar come una negra
quando vorrei dire al mondo: ‘basta!’,
e invece resto sempre . . . quella allegra.

Ma che ne sai tu che vuole dire
brindare fra la gente col sorriso
pur se ti assale noia a non finire
o il cuore di tristezza tieni intriso?

D’altronde questa ‘stella’ me ne ha dato
. . . ah, se me ne ha dato di successo!
anche se debbo dir che l’ho pagato,
e a caro prezzo, quando senza nesso

per gli altri sorridevo . . . e sorrido,
prendendo in giro . . . più che questi . . . me.
Come vorrei, ah, io farmi un nido
e viverci . . . per come son . . . con te!

Ma prima o poi questa ‘stella’ ingrata,
sì, la seppellirà la mia risata”.

P E N S I E R I

(Lui)
Sono i pensier d’amor come formiche
che appaiono di botto nelle case,
e stanno lì finchè da buone amiche
tranquille se ne tornano alla base.

Come non puoi contro loro agire
così tu quei pensier devi accettare,
vengono se vogliono venire
e vanno via quand’è l’ora di andare.

(Lei)
Lottar per non averli è impresa vana
se nel tuo ciel s’è accesa nuova sfera,
che fa vicino a te pur chi è lontana,

che viva rende anche una chimera
e certa la speranza più arcana.
Di aver tali pensieri sempre spera

(Lui e Lei)
Quante formiche in mente questa sera!

B) S E C O N D O______A T T O
============================

CREDERMI DEVI ( Lei )

Credermi devi . . . non sapevo che
al mondo si potesse tanto amare!
Ma t’ho incontrato . . . e l’ho visto da me
come una donna si possa annullare

e assurgere da ciò a nuova vita . . .
E rinnovarsi . . . E diventar più bella . . .
Sì, sfolgorare come all’uscita
nel ciel di notte nero nuova stella . . .

Solo per l’altro splendere . . . per chi
è diventato il suo riferimento,
colui al quale voler dire “sì”

già prima di conoscerne l’intento,
e accendere il suo cuore lì per lì
con uno sguardo o con un gesto lento.

Credermi devi . . . ancora me lo chiedo
se sogno, e di sognare non mi avvedo.

B A C I ( Lui )

Fissandoci negli occhi e ad occhi chiusi
passiamo ore ed ore a baciarci,
in un respiro solo stiam confusi
come se non dovessimo lasciarci.

Ma tutto finirà, chè non c’è cosa
che dura eterna per l’eternità:
questione sol di tempo, anche la rosa
odora odora ma poi sfiorirà.

Perciò, finchè possiamo, fortemente
diamoci baci, fino a farci male
. . . torniamo quindi a farlo lievemente
sciogliendoci siccome in acqua sale.

Le calde labbra mie tienile in pegno
mentre accarezzo quelle tue col dito
per ricordare il dolce lor disegno
appena tutto ciò sarà finito.

Ma prima di quel dì facciamo ancora
quel che abbiam fatto giorno dopo giorno,
baci su e giù, a dritta, a manca, a prora,
dal sorgere del sole . . . al suo ritorno.

G I O R N I S O V R A N I ( Lei )

Che giorni questi . . . ah! . . . giorni sovrani,
in cui ci assaporiamo da ogni parte,
. . . le vivo e le ricordo le tue mani,
veloci . . . il loro muoversi con arte

sopra di me . . . e sotto . . . e attorno attorno,
. . . e il tuo respiro caldo come mai
sul collo . . . e poi il mio “Ciao” e il tuo “Buongiorno”,
e quindi ancora io: “Come stai?” . . .

e tu senza risposta a respirare,
ad inghiottir l’odor della mia pelle
. . . ed io ferma lì, ferma a gustare
quell’attimo sognato con le stelle

sol poche ore prima . . . Era questo
l’inizio d’ogni giorno . . . era l’effetto
di ritrovarci e poi . . . poi c’era il resto! . . .
Giorni sovrani, sì . . . l’ho proprio detto!

IL SONNO DELL’AMORE

(Lui)
Dormire dopo aver fatto l’amore
è dolce forse più dell’amor stesso,
precipiti in un mondo senza odore
e qui diventi statua di gesso.

Giù . . . giù . . . sempre più giù . . . nell’aldilà
di botto ti ritrovi e non sai come
- nè t’interessa – a galla tornerà
il corpo tuo che non ha più nome.

Sei diventato nube . . . forse cielo . . .
o forse sei il centro della terra . . .
o schiuma che per mar va pelo pelo.

Nulla nella tua mente più s’inserra:
su questa par che sia disceso un velo,
che con il mondo non ti fa più in guerra.

_ _ _ _ _

(Lei)
Fare l’amore, certo, mi piace,
però più che dell’atto in sè per sè
adoro il corpo tuo quando giace,
stanco alla fine, tutto su di me,

. . . nonchè sentirti il cuor come un tamburo
battere forte forte sopra il mio
per acquietarsi poi in sonno duro,
sonno che t’ho donato solo io.

. . . Ed è un peccato che non puoi capire
cosa vuol dire averti abbandonato,
col corpo che mi schiaccia ed avvertire

però solo il calore del tuo fiato,
il tuo scendere in me, e qui morire
. . . Finchè, mio caro, non ti avrò svegliato.

L ‘ I D E A L E (il Padre di Lui a Lei)

Esistono al mondo dei valori
che tu non puoi disperdere così:
la fedeltà, avere dei candori,
vivere chiara come il mezzodì.

Non puoi ritenerti in un deserto,
pensare solo a te, al tuo piacere:
chi sta al tuo fianco deve essere certo
che le tue tenerezze sono vere,

che c’è nella tua testa solo lui,
e, aggiungo, che c’è stato anche in passato,
quando ti era estraneo, per cui
è l’ideale suo che hai amato.

Ma se sei stata d’altri un po’ diversi
non credere che or possa durare:
làscialo allora…al vento sian dispersi
i sogni da cui il sol non può spuntare.

Quando si sa che amare non si può
. . . o non si deve . . . è meglio dire “no”.

SANTA O NON SANTA (il Padre a Lui)

Mai fermarti al volto della donna…
chè lì non ci sta tutto . . . lei la faccia
la cambia, eccome!, sì che una Madonna
ti può sembrare quella che va a caccia.

Non la guardare mai, figlio mio,
nel viso per saper quello che è:
troveresti ‘il Dio che non è Dio’,
e tardi ne sapresti tu il perchè.

Guarda piuttosto come lei si siede,
come le gambe incrocia o le accavalla,
come in avanti e indietro smuove il piede,
come si stringe o spinge quando balla.

Ciò che la donna fa e perchè lo fa
manco Domineddio lo può capire
. . . tu pensa te! . . . che arrivi, guardi e olà . . .
com’è, e come sarà, vuoi scoprire.

Più facile sarebbe un terno al lotto! . . .
Mica ci stan gli schemi di una volta! . . .
se li è portati via il Sessantotto
– ma dove vivi mai? — quindi ascolta

. . . ascolta ciò che tuo padre ti dice:
non c’è più posto per gli stilnovisti,
scomparse son “la Pia”, ”Beatrice”
e la “Francesca”…è quella di Battisti.

Devi capirlo: chi veste di rosso,
e sta abbracciata a un altro è proprio lei,
pur se non vuoi crederlo . . . al fosso
Susanna or mostra ai vecchi pure i nei!

Gli Dei in cielo non ci stanno più . . .
sono caduti . . . sàppilo anche tu!

I L B A R O ( Lui )

No, all’ “acqua passata” non ci credo,
all’ “ahimè, non lo farò mai più!”,
all’ “ero un’altra e solo adesso vedo
come ho giocato la mia gioventù”.

Ma che “programmi nuovi” e “nuovi scopi”! . . .
L’anello d’oro quando ha troppo rame
rosso diventa poi . . . la gatta i topi
li acchiappa pure quando non ha fame.

Incombe su di noi il nostro passato,
nessuno lo può mettere da parte,
al mondo ognuno resta quel che è stato:

esempio, il baro . . . se bara con arte
sempre più assi avrà e avrà fregato
chi gioca con un sol mazzo di carte.

E in questo esempio è abbastanza chiaro
a chi io pensi nel parlar del baro.

VATTENE VIA! (Lui)

Vàttene via . . . via! Vàttene via
con queste forme estreme di bellezza
. . . d’incanto . . . da portare alla pazzia . . .
allo gioir d’amor con sfrenatezza!

M’hai dato tutto: il cielo . . . il paradiso
. . . e forse anche di più, se “il più” c’è . . .
Ancora mi slanguisco al tuo sorriso,
al tuo: “Sono tua . . . Eccomi a te!”

E non capii che eri…terno al lotto
anche per altri al tempo stesso, jena!
Per cui or che ho pagato anch’io lo scotto

vàttene via! . . . Dovunque . . . Però a Siena
lontana stai da Via di Salicotto:
non puoi abitar lì, nè farvi scena.

Come “perchè?” . . . Perchè in quella contrada
si proibiva ciò a donne di strada.

————
(Nota)

Targa apposta in Siena all’inizio
ed alla fine di Via di Salicotto

IL SER.MO PRENCIPE
MATTIAS HA PROIBITO
CHE NELLA STRADA
MAESTRA DI SALICOTTO
POSSINO HABITARE
MERETRICI.AGOSTO MDCXXXI
IL XXX DI NOVEBRE
PENA CATURA E ARBITRIO

C) T E R Z O_______A T T O
=========================

S E N Z A S C O P O ( Lei )

Alzarsi la mattina senza scopo,
truccarsi un po’ soltanto per levare
quel brutto colorito grigio topo
di chi tutta la notte sta a pensare.

Guardare alla finestra il primo sole,
saper che sarà alto . . . che andrà via . . .
ed in quest’arco io le tue parole
udire non potrò, chè compagnia

di altri avrai avuto . . . Ma perchè,
perchè hai scelto di stare lontano
e credere che questo basti a me

perchè possa scordare la tua mano,
il tuo sorriso e quelle cose che
facevan me colomba e te gabbiano!

Mi opprime or che te ne sei andato
pur questo cielo immenso, smisurato.

HAI FATTO MALE A STARE MALE (Lui)

Hai fatto male a stare male. Ora
mi hai costretto a prender atto che
mi manchi se mi manchi, e mi addolora
considerare in generale ” . . . e se

. . . per un caso qualsiasi . . . decide
di lasciarmi solo che farò?”
Certo, lo so, ormai non ci si uccide
se un amore finisce. Sì, però

si chiuderà di certo un orizzonte,
anche se altri il tempo ne aprirà
– me l’hai insegnato tu — e un altro ponte,

caduto questo, si ricostruirà.
Sarà! . . . però, mia cara, ad altra fonte
di dissertarmi proprio non mi va.

FOSCOLIANA (Lui)

E poi non sei caduta da cavallo,
non hai deturpato il tuo bel volto,
lo so che è soltanto un intervallo,
che passerà il male che ti ha colto.

Pur se non sei la Pallavicini,
nè Foscolo io sono, in questo istante,
stai male, come quella, tra i cuscini,
e come quello io son trepidante.

Che non darei in questa occasione
per posseder la penna assai forbita
del rosso Ugo e fare una canzone
anch’io all’amica un po’ avvilita?!

. . . la qual come Luigia è sempre stata,
scoppiettante di vivacità,
ardita e pure un po’ spregiudicata,
lei stando in sella, tu in società.

Ma tutto finirà. Come cometa
ritornerai in cielo inghirlandata,
ed io, sulla scia di quel poeta,
riscriverò “All’amica risanata”.

Guarisci . . . e che il riso tuo mi sferzi
a tornar lieto. Uhè, “nun famo scherzi!”

NON LO RACCONTARE (Lei)

Grazie. Speriamo! . . . Ascolta ora però
– non posso a questo punto farne a meno –
ciò che ho da dirti…tutto ciò che ho
nel cuore, che non sa più stare a freno.

Ma tu, ti prego, assegna alle parole
che sto per pronunciare il giusto senso:
non ne possiedo tante, ho queste sole,
ma molto, molto più, è quel che penso.

“Tienile strette strette le mie mani,
stai sempre accanto a me, sii tu il mio scopo,
sii tu l’after day, il mio domani,
sii tu la realtà del giorno dopo!”.

Lo so che incombe sempre più la sera,
ma il cuor mi monta come una marea
se sol ti ho vicino . . . e spera . . . spera…
Sì, la speranza è l’ultima dea.

Ed ora, scusa, debbo andare via . . .
Tu resta . . . Non mi puoi accompagnare . . .
Ripensa a ciò che ho detto, anima mia,
ripensaci . . . ma non lo raccontare.

(CASSANDRO E SERGIO SESTOLLA)

 

Clap,clap,clap!!   Bravi,bravissimi Sergio e Cassandro,non nego di aver versato qualche lacrima per il triste destino di questa Margherita innamorata. 

Grazie per avermi fatto sognare e palpitare  . Posso mandare un bacio a tutti e due?  Smack,Smack!!!! 

 

 

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Sempre dal mio libro ” Le più belle lettere d’Amore”, mi piace farvi conoscere questa di Anais Nin a Henry Miller.

Lui è L’autore di Tropico del Cancro , lei è la scritttrice sperimentale ,
quasi surrele ,nota per il suo “Diario” pubblicato in sei volumi fra il 1966 e il 1976.
Henry era nato nel 1891, la Anais nel 1903.
La loro è una storia d’amore completa, fatta di passione, gelosia,tenerezze,
rimproveri, affinità intellettuale profonda, senza mezzi termini, il loro epistolario abbraccia un arco di vent’anni.
Entrambi sposati la cosa non provoca in loro grando complessi.
I sotterfugi, le bugie, non suscitano in nessuno dei due il minimo accenno al rimorso, anzi rappresenta un motivo di eccitazione in più .
Fu una relazione , la loro ,straordinaria, variabilissima, capace sempre di rinnovarsi malgrado i momenti di crisi , in un intreccio costante con la loro stessa crescita artistica.
Anais morì nel 1977, Henry nel 1980.

(Louveciennes)
6 settembre 1932

Henry,

Te ne sei appena andato.Sono tornata di sopra, nella mia stanza, per essere sola.
Sono talmente piena di te, che ho paura a mostrare il mio volto.
Henry, nessuna tua partenza mi ha mai lasciata così sconvolta.
Non so che cosa sia accaduto stasera, che cosa mi attaesse in te, tanto da
darmi una voglia di esserti vicina, di dormire con te, di tenerti stretto….Una folle, spaventosa tenerezza….il desiderio di prendermi cura di te…..E’ stato un grande dolore per me, che tu dovessi andartene.
Quando dici le cose che hai detto a proposito di Madchen ( in Uniform),quando sei premuroso e commovente, io perdo la testa.
Per stare con te una notte, butterei al diavolo l’intera mia esistenza, sacrificherei cento persone, sarei capace di tutto.
Lo dico per non darti grattacapi,Henry, ma semplicemente perchè non riesco fare a meno di dirti che sono traboccante, disperatamente innamorata di te come mai lo sono stata di nessuno.
Anche se tu te ne fossi andato il mattino dopo, l’idea che dormivi nella stessa casa sarebbe stato un dolcissimo sollievo al tormento che devo sopportare questa notte, il tormento di sentirmi spezzata in due quando ti sei chiuso il cancello alle spalle.
Henry, Henry, Henry, ti amo, ti amo, ti amo. Ero gelosa di Jean Renaud che è con te tutti questi giorni , che dorme a Clichy.
Questa sera tutto fa male, non solo la separazione, ma questa terribile fame del corpo e della mente per te, che ogni giorno tu accresci, che di continuo rinfocoli.
Non so quel che stò scrivendo.
Sentimi stretta a te come mai ti ho tenuto stretto, più profondamente, più tristemente, più disperatamente, più appassionatamente.
Mi inginocchio di fronte a te, mi do a te e non è abbastanza, non abbastanza.
Ti adoro.
Il tuo corpo, il tuo volto, la tua voce, la tua persona umana…..oh Henry,
ho voglia di correre via per essere sola con i sentimenti che provo per te.

Anais.

Riferimenti: Dolce amore mio…..

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All’inizio dell’estate, durante una visita a Pienza, girovagando fra le sue splendidie botteghe artigianali, comprai un libro di lettere d’amore di personaggi noti come:Gabriele D’Annunzio, Rainere Maria Rilke, James Joyce,
Virginia Woolf, Fernando Pessoa, Salvatore Quasimodo, Dylan Thomas, Cesare Pavese e altri.

Leggerle è una gioia degli occhi e del cuore!
Oggi forse, con il telefono, le e-mail, i messaggini telefonici si è un po’ persa questa abitudine dello scrivere…..la gioia nel ricevere una lettera,
il poterla rileggere all’infinito…..tenerla sul cuore…..sono emozioni che piano piano andranno a scomparire!!!
L’Amore, come tutto del resto, si è evoluto, anche se i cuori palpitano oggi come ieri, si esprime con un altro linguaggio.

Per i più romantici, per chi non si arrende a questa tecnologia, ma sogna ancora una lettera, faccio dono di questa missiva di Marina Cvetaeva (1892-1941), poetessa russa fra le maggiori del Novecento, innamorata di Rainer Maria Rilke, il poeta che lei aveva considerato un maestro……una particolarità…..non incontrò mai Rilke.
Si conobbero grazie ad una corrispondenza con Boris Pasternak, il quale chiese al poeta di inviare un libro con dedica alla Cvtaeva.
Così si sviluppò questo amore epistolario.
Un amore fatto di assenza e distanza, dove le passione, l’impunibilità e la libertà di amare, si realizzava solo nel sogno.
Il destino aveva compiuto il miracolo di una spcie di congiura fra assenti, un’alleanza fra iniziati allo stesso mistero della poesia, fra esseri umani che nella vita si erano sempre cercati sfiorandosi.

St-Gilles-sur-Vie, 2 agosto 1926

Rainer, ho ricevuto la tua lettera il giorno del mio onomastico: il 30 luglio, perchè una santa ce l’ho anch’io, benchè mi senta la primogenita del mio nome, e senza te come primogenito del tuo.
Il santo chiamato Rainer aveva certamente un nome diverso. Tu sei Rainer.
Dunque, il giorno del mio onomastico, il regalo più bello-la tua lettera! del tutto inattesa, come ogni volta: non mi abituerò mai a te
(nè a me!), e neanche allo stupore, e neanche al mio pensare a te.
Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me.
(Sognare o essere sognata?) Io sconosciuta in un sogno estraneo.
Non aspetto mai, ti riconosco sempre.
Il giorno in cui qualcuno ci sognerà insieme-allora ci incontreremo.
Rainer, voglio venire da te anche per il mio nuovo io,quello-quella- che può nascere soltanto con te,soltanto in te. E allora Rainer, non arrabbiarti con me, sono io, io che voglio dormire con te-addormentarmi e dormire.
Splendida espressione popolare-quanto profonda, quanto autentica, quanto priva di ambiguità, esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire, e null’altro.
No, ancora:la testa sprofondata nell’incavo della tua spalla sinistra, il braccio intorno a quella destra, e null’altro. No, ancora:e fin dentro il sonno più profondo sapere che sei tu. E ancora:il suono del tuo cuore.
E-baciare quel cuore.
La bocca l’ho sempre sentita come mondo: volta celeste, Il corpo l’ho sempre tradotto in anima, l’ho reso magnifico a tal punto che all’improvviso non ne è rimasto nulla.

Perchè ti dico tutto questo? Per paura, forse- che tu mi ritenga comunemente passionale.
” Ti amo e voglio dormire con te”- all’amicizia non è data tanta concisione. Ma è con un’altra voce che io lo dico, quasi nel sonno profondo. Il mio suono è diverso da quello della passione.
Tutto ciò che mai dorme desidera saziarsi di sonno fra le tue braccia.
Fin dentro l’anima(gola) sarebbe il bacio.(non incendio:voragine).

Rainer, si fa sera,ti amo.Ulula un treno. Itreni sono i lupi,i lupi la Russia. Non un treno-la Russia intera sta ululando verso di te.
Rainer, non arrabbiarti, oppure arrabbiati quanto vuoi:stanotte dormirò con te. Uno squarcio nel buio-ci sono le stelle-concludo: finestra.(Alla finestra penso, non al letto, quando penso a te e a me.)
Gil occhi spalancati, perchè fuori è ancora più buio che dentro.
Il letto è un vascello, ci mettiamo in viaggio.

Non occorre che tu risponda–continua a baciare.

M.

Io la trovo molto bella e tenera.
Voi le scrivete ancora le lettere d’Amore???
Ciao, da Vitty.
Riferimenti: Mio caro Amore…………

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Tutto nacque là
nel cuore commerciale
della città.

Fra una cicoria
e un’insalata
arrivò inaspettata
una telefonata!

L’allarme assordante
fu all’origine
di una maniglia
pigiata all’istante.

Sirene o campane…
che importa
tutto scompare…

Scompare il banco
delle verdure
la gente,i carrelli,
le luci, i colori.

C’è solo una voce
che unisce due cuori.

L’emozione ancora dura
fra i banchi
della verdura!

Ogni giorno son là,
si parlan d’amore
fra gli scaffali
del supermercato
della città.

Fra offerte e occasioni
si donano il cuore
e mille ….emozioni.

Il supermercato non sa
di esser testimone
di tanta felicità.

La felicità di due sognatori
confusi fra barattoli
e pomodori…

Che ancora ascoltano il cuore,
e……magia dell’amore,
umanizzano il mauser,
il cordless…la connessione!

Per chi non si arrende e continua a sognare….:))
Vitty.
Riferimenti: :) ) :) ) :) )

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