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Oggi è il 19 marzo,un giorno denso di festeggiamenti!Pur essendo una festa che poggia su tradizioni religiose,proprio perchè era stata dedicata a ” San Giuseppe falegname”,il papà terreno di Gesù.E quindi protettore di tutti gli artigiani di quella categoria,in epoche più recenti è diventata anche la festa del papà. Fino a poco tempo fa il 19 Marzo era festa nazionale. Da qualche anno, invece, la festa è stata abrogata, ed il giorno di San Giuseppe è diventato un giorno feriale qualunque.

Ciò nonostante continuano i festeggiamenti in tutta Italia. Questa festa è molto amata anche perchè Giuseppe è uno dei nomi più frequenti in tutte le regioni, c’è sempre un Giuseppe in quasi tutte le famiglie ( anche nella mia,c’era lo zio Beppe,Beppino per gli amici), Peppino, Pino, Peppe da festeggiare, come pure è frequente il suo corrispettivo femminile, Giuseppina, o Giusy. In più dato che questa ricorrenza cade da sempre in Quaresima ,sin dal Medioevo, questa era un’occasione lecita per poter interrompere momentaneamente le ristrettezze alimentari della quaresima, che dovevano infatti durare fino a Pasqua.

Ecco dunque le buone e tradizionali “frittelle di riso di san Giuseppe”in altre regioni possono predere altri nomi che io però attualmente non conosco. sarebbe carino se riuscissimo a stilare insieme un calendario dei vari festeggiamenti da regione in regione.

C’è molto da festeggiare dunque in questo giorno! Così ho pensato di di dedicare ad ogni Giuseppe , babbo, della blogsfera ,ed anche al mio, una bella poesia e la ricetta delle frittelle di riso che da sempre,grazie alla ricetta di mia madre, cucino in questo giorno.

Per tutti i babbi dunque!

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’ opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’ era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

( Camillo Sbarbaro)

Ed ora un augurio goloso a tutti i Giuseppe e Giuseppina,Giusy della blogsfera!

dosi per quattro persone:

100 gr. di riso

500 gr. di latte

3 uova

50 gr. di zucchero

50 gr. di farina

un pezzettino di burro

scorza di limone,un pizzico di sale

zucchero a velo vanigliato

olio per friggere

Di solito cuocio il riso nel latte con il pizzico di sale e la scorza di limone ,la sera prima della festa . Quando è freddo aggiungo le uova sbattute,lo zucchero e la farina. Mescolo bene e lo lascio riposare tutta la notte . Il giorno dopo non resta che prendere alcune cucchiate dell’impasto e metterle nell’olio caldo e abbondante.Appena si colorano le tolgo dal fuoco,le metto ad “asciugare” sopra della carta ( lo scottex per esmpio) le spolverizzo di zucchero vanigliato e ancora belle calde,le porto in tavola e….Buon Appetito!!!

AUGURI,AUGURI,AUGURI!!!!!!!!

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Oggi 1°Novembre è lo spartiacque fra un anno agricolo e l’altro. Finita la stagione dei frutti la terra,che ha accolto i semi destinati a rinascere in primavera,entra le periodo del letargo :”"Per l’Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati” consiglia un proverbio.

Per i cristiani si celebrano in questi giorni due feste importanti. Ognissanti e la Commemorazione dei defunti. Ma un tempo,nelle terre abitate dai Celti,che si estendevano dall’Irlanda alla Spagna,dalla Francia all’Italia settentrionale,dalla Pannonia(Ungheria) all’Asia Minore,questo periodo di passaggio era il Capo d’anno. Lo chiamavano in Irlanda Samuin ed era preceduto dalla notte conosciuta ancor oggi in Scozia come Nos Galan-gaeaf,notte delle Calende d’inverno,durante la quale i morti entravano
in comunicazione con i vivi in un generale rimescolamento cosmico. Era festa grande per i Celti,così come le feste solstiziali di Capodanno lo erano per i Romani,e veniva ancora celebrata all’inizio del medioevo.

Per cristianizzarla l’episcopato franco istituì al 1°novembre la festa di Ognissanti alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino(735-804),l’autorevole consigliere di Carlo Magno. Qualche decennio dopo,l’imperatore Ludovico il Pio,su richiesta di papa Gregorio IV(827-844)ispirato a sua volta dai vescovi locali,la estese a tutto il regno franco. Ma ci vollero ancora parecchi secoli perchè il 1°novembre diventasse in tutta la chiesa d’occidente la festa che festeggiamo oggi:fu papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475.

La tradizione di festeggiare tutti i santi,anche quelli ignoti,era in vigore già dalla seconda metà del secolo II in Oriente e del III in Occidente la Chiesa festeggiava ogni anno l’anniversario del dies natalis di ogni martire,ovvero il giorno della sua rinascita in cielo che coincideva con la sua morte.

Questa ricerca sulle origini e significato del giorno di Tutti i Santi l’ho fatta perchè da tempo volevo fare gli auguri di buon onomastico,come le buone maniere bloggarole insegnano,su questo spazio…,ma cerca e ricerca,non c’è stato verso di trovare il giorno giusto!! Spesso e volentieri per un nome ci sono più Santi ,con la conseguenza di maggior numero di date per festeggiare quel nome! Come sempre….chi tanto e chi niente!!!!

Per esempio….prendiamone uno a caso…..Sergio :

“Deriva dal latino Sergius,tratto da servare e significa”salvare,custodire,curare”.

L’onomastico è tradizionalmente festeggiato l’8 settembre in ricordo di San
Sergio papa, morto nel 701, patrono di Palermo. In alcune località è venerato il 9 settembre. Con questo nome la Chiesa ricorda ancora: un martire a Cesarea il 24 febbraio; un santo confessore di Costantinopoli, vissuto nel IX secolo, il 13 maggio; un martire con San Mauro a Bisceglie, il 27 luglio; il santo cenobita di Radonex, nato nel 1315, patrono della Russia, morto a Troitza nel 1392, il 25 settembre; un martire, nobile romano del IV secolo, ucciso con San Bacco in Augusta Eufratesia, il 7 ottobre e in alcuni luoghi venerato l’8 ottobre

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O Vittoria:

” Forma femminile del personale latino Victor.Significa “che ha vinto”. Usato pure nella forma Vittorina.

L’onomastico è tradizionale festeggiato il 23 dicembre in onore di Santa Vittoria vergine, martire a Roma nel 249. Viene invocata contro i corsi di ogni animale. La Chiesa ricorda anche: una santa martirizzata a Còrdoba con suo fratello Aciscolo, il 17 novembre e la santa V. Maria de Fornari-Strata, morta nel 1617, che viene onorata il 12 settembre in alcuni luoghi e il 15 dicembre, in altri .

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Per altri,come Artur c’è solo un giorno,non si può sbagliare:

” Deriva dal celtico Artva, e significa “pietra”. Nome del leggendario sovrano inglese, forse vissuto nel VI secolo.

L’onomastico ricorre il 15 novembre in ricordo di Sant’Arturo, monaco benedettino
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Anche per il suo “alias libero” c’è un giorno deciso,unico!

“Deriva dal latino Liber e significa “non schiavo, indipendente”.

L’onomastico viene festeggiato il giorno 23 settembre, in ricordo di San Libero, papa di origine romana, vissuto tra il 300 e il 366.

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E l’onomastico di Cassandro?!

Cerca cerca….non è uscito nessun santo con questo nome….ecco cosa ho trovato :

“Deriva dal greco Kassandras che significa “trionfatore”.

Le donne e gli uomini così chiamati possono festeggiare il loro onomastico il 1° novembre in quanto non risultano santi con questo nome.

Perciò Cassandro,spero di sorprenderti piacevolmente nell’augurarti Felice Onomastico! E’ un nome decisamente fuori dall’usuale, così come sei tu.Un nome che ho imparato ad apprezzare grazie alla tua squisita personalità!

Tanti auguri dunque e un abbraccio affettuosissimo!!! CIAO! :) )

Riferimenti: Kassandras_Trionfatore

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Bisogna che mi brighi,stò salendo sulla Leda,bella come non mai perché ho organizzato una bella festa con tanti amici! Eh, si,questo è il mio secondo anno di blog! E per l’occasione  ho radunato intorno a me,tanti cari amici che ho incontrato nel corso di questi due anni.

 Qualcuno non scrive più, con altri ci siamo persi di vista,ma ciò non significa che non siano nel mio cuore. Ognuno di loro si è fermato un attimo ad ascoltare quello che avevo da dire,mi ha dato dei consigli,insieme abbiamo riso, scherzato.  Da loro ho appreso un modo diverso dal mio di pensare,sono entrata un poco nelle loro vite,ho gioito e sofferto di quanto raccontavano! (continua…)

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Il 2 Febbraio è la festa della Candelora, una data a metà tra il Solstizio d?inverno (21 dicembre) e l?Equinozio di primavera (21 marzo),le giornate
comiciano ad alllungarsi ,siamo in in attesa che la notte diventi lunga quanto il giorno.

La festa della Candelora prende nome dalla tradizionale benedizione delle candele durante la messa.
Anticamente era una festa pagana , legata al rito di purificazione , connesso alla fodazione di Roma.

La leggenda, oltre che di Romolo e Remo, parla anche di Giunone, detta Iunio Februata, ovvero purificata. E come non poteva non esserlo , lei che era patrona delle nascite?? La dea si ricordava anche alle Calende di febbraio col nome di Iunio Sospita, ovvero la Salvatrice, quando si commemorava la dedicazione del suo tempio sul Palatino.

Nel secolo VII la Chiesa romana, adottò al 2 febbraio una festa della chiesa orientale che celebrava fin dal secolo IV la presentazione al tempio del Signore.

Con la recente riforma liturgica la Chiesa latina, in pieno accordo con quelle orientali, ha restituito al 2 febbraio la categoria di festa del Cristo .
E? detta anche Candelora perché vi si benedicono e si distribuiscono ai fedeli candele cui la pietà popolare attribuisce virtù protettive contro le calamità, le tempeste, e l?agonia??
La benedizione delle candele è molto antica, è documentata a Roma tra la fine del secolo IX e l?inizio del X, pare sia di origine francese.
Un tempo le candele venivano accese con un cero in una cerimonia analoga a quella della veglia pasquale , mentre oggi sono semplicemente benedette.
La cerimonia antica con l?accensione delle candele, aveva due significati: l?uno collegato alla
Universale religione cosmica che il cristianesimo ha accolto nella sua liturgia; l?altro collegato all?insegnamento evangelico. Secondi il primo, il cero speciale acceso è il simbolo del nuovo fuoco
Vitale che riapparve nella natura per grazia divina,preparando la primavera: fuoco pirificatore e fecondatore.
Nel secondo significato, quel cero è il Cristo stesso, ovvero al luce del mondo che comunica la ?vita nuova? nel battesimo e illumina il cammino verso il ?cielo?. Nelle mani del cristiano è segno di partecipazione alla luce divina. Per questo motivo i cristiani portano un cero in ogni evento della loro esistenza. Quindi la processione con le candele , pur spente, esprime molto bene ?l?andare incontro al Cristo che viene?.

Oggi la Candelora, detta anche Ceriola, è rimasta come un?isola liturgica in un periodo che con il Carnevale ha perduto , almeno in parte, la connotazione funebre dell?epoca romana, perché il mese dei morti è diventato novembre nel quale fra l?altro comincia l?Avvento dal carattere pirificatorio e di attesa, in armonia con il calendario solstiziale.
Tuttavia i riti purificatori non sono scomparsi del tutto dal periodo che prelude alla luna primaverile, perché dopo il Carnevale cominciano i 40 giorni della Quaresima.

Riferimenti: …se piove e tira vento, nell’inverno siamo dentro….

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