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Ci risiamo! Sento un’aria di caccia alle streghe farsi sempre più pressante. Ieri la caccia agli ebrei,colpevoli di niente! Oggi la caccia agli islamici,colpevoli di appartenere ad una religione che non conosciamo e di provenire da quella parte del mondo dove gli americani hanno scatenato una guerra crudele. E’ ovvio che non mi riferisco a chi commette stragi in nome di
Halla’,ma a persone che lavorano qua ,che soffrono nel sapere il loro paese messo a ferro e fuoco ( proprio come i barbari che studiavamo alle elementari!!!!) da soldati stranieri e occidentali. Trovo molto onesto quanto affermato da Nabil Bayoumi,non ha istigato niente e nessuno. ha espresso un pensiero sicuramente di tutta la comunità islamica! Anche se lo stesso pensiero è stato formulato dal famigerato Osama Bin Laden. Però ,desiderare la libertà del proprio paese,non può essere considerata una colpa!!!! Diffiderei molto di chi afferma il contrario…..

Tutto questo non accrescerà l’amore e la stima verso di noi!

Chiudere le loro scuole,obbligarli a frequentare le nostre,la trovo una odiosa pretesa,quasi una persecuzione.

Ci vuole rispetto e non prevaricazione fra i popoli. Solo così potremo sperare di capirci.

Per quanto mi riguarda,quando mi trovo una persona davanti, non mi chiedo a quale religione appartienga,la considero ,e spero mi consideri,una persona magari culturalmente diversa ,dalla quale poter imparare qualcosa. Non sono avvezza a cercare e nei “diversi” i nemici. Per questo mi sento offesa e mi dissocio, come cittadina Italiana da queste epurazioni.
Riferimenti: rispetto e non prevaricazione fra i popoli!

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Ho seguito con interesse i pareri, entusiasti o meno, attaverso il post di William, sull’interpretazione di Monica Guerritore della Signora delle Camelie.
La storia è bella e romantica,quello che ignoravo è che si tratta di una storia vera!!!
Stasera è una sera con tanto vento, corre attraverso i muri e ulula, cosa c’è di meglio che ritrovarsi fra amici e raccontarsi qualche storia???
Io potrei narrare quella della…”Traviata”…..

Diverse opere liriche sono basate su leggende classiche,ma la Traviata verdiana deve la sua esistenza a una reale mondana delle strade parigine e al talento di Alessandro Dumas figlio.

La ragazza si chiamava Rose-Alphonsine Plessis es era nata in Normandia.
All’età di quindici anni,Rose scappò di casa e arrivò a parigi senza un soldo. Per evitare la fame,si diede alla prostituzione.

Verso i diciotto anni,aveva cambiato il suo nome in quello di Marie Duplessis,in modo che la famiglia non potesse rintracciarla, e diventò
una famosa cortigiana.
Viveva nel mondanissimo boulevard de la Madeleine,e riceveva le visite di molti ricchi clienti come il conte Stackelberg,già ambasciatore russo di Vienna.

Dumas figlio vide Maria la prima volta mentre scendeva da una carrozza in Place de la Bourse.
Fu conquistato dalla sua bellezza,e,quando la rivide,in un palco del Theàtre des Variètès,fece in modo di farsi presentare a lei.
L’incontro diede inizio a una strana storia d’amore,che continuò anche dopo il matrimonio di Maria con un altro uomo e fino alla morte di lei.
Colpita da tubercolosi cronica,Maria disse a Dumas: ” Avrete una triste amante,una donna ammalata,malinconica,e allegra di una gaiezza più triste
ancora ancora della malinconia,una donna che sputa sangue e spende 100.000
franchi l’anno. Tutti i giovani amanti che ho avuto mi hanno ben presto
abbandonata”.
Ma il giovane scrittore,perdutamente innamorato,ignorò tutti questi ammonimenti.

Poichè la malattia di lei peggiorava,Dumas affrontò il fallimento per pagarle le cure. Anche quando la donna sposò una sua vecchia fiamma,il visconte Perregaux,le rimase fedele.
Nonostante tutte le cure,Maria morì il tre febbraio 1847.
Aveva 23 anni.
Ricoperta di camelie,il suo fiore favorito,la sua bara venne sepolta nel cimitero Montmartre.

Dumas cominciò a scrivere la Signora delle Camelie subito dopo la morte di Maria.
Più tardi, riscrisse il romanzo in forma teatrale, e il suo dramma nel 1853, accese l’ispirazione di Giuseppe Verdi,che diede alla sfortunata
ragazza una immortalità nel mondo della musica lirica,dopo che Dumas gliel’aveva data in quella del teatro e della letteratura.

Grazie alla brava e bella Monica Guerritore, il regista Sepe,il post di William, i pareri di Sergio Sestolla, Bruno, Carlo Maria, questo amore,
tormentato , sfortunato, vero, a distanza di tantissimi anni, è ancora fra noi a farci sognare.

Ciao Maria, un bacio,da Vitty.
Riferimenti: …essere amata amando!…

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Ogni volta che la mia Chiara viene a casa , mi porta inevitabilmente un bel
“movimento”…la stessa cosa succede quando riparte!!
Perciò,a ventiquattr’ore dalla sua partenza, sono ancora “in ballo” per rimettere a posto la sua camera!!!

Oggi però mi sono fermata, mi è capitato fra le mani un libro di miti ed eroi della Mitologia Greca. Racconti che mi chiedeva sempre di leggerle….ho aperto il libro e senza dover cercare, si è aperto alla storia di Eros E Psiche, la sua preferita.

Mi è venuta voglia di leggerla…..la leggerò a voi. Okkei??

EROS e PSICHE

Eros, il figlio di Afrodite, era il dio greco dell’amore.
In molte leggende è rappresentato come un bambino, ma al tempo di questa storia era già cresciuto e si era fatto un bellissimo giovane.
Con il suo arco e la sua faretra sempre piena di frecce, aveva il potere di portare amore sia agli dei che agli uomini.Chiunque fosse sfiorato dalla sua freccia si innamorava immediatamente della prima persona che gli capitava di vedere.
–Dimmi, Eros– gli disse un giorno Afrodite.–
Sono invecchiata? Ci sono delle rughe sulla mia pelle? I miei capelli hanno dei fili bianchi?
Eros rimase sbalordito.
Non era il tipo di domanda che si aspettava da una donna che era considerata il simbolo stesso della bellezza e saèeva di esserlo.
Non capiva la domanda della madre, ma rispose sinceramente.
–Nessuna è più bella di te e nessuna lo sarà mai. Forse lo stesso Paride non ha messo Era e Atena al secondo posto? Ma perchè mi fai questa domanda?
–Non avevo dubbi circa la tua risposta– disse Afrodite sorridendo- ma pare
che la mortale Psiche non sia d’accordo. Ho sentito da fonte autorevole che pretende di essere la più bella. Si vanta di essere come la luna e io una stella lontana la cui luce impallidisce davanti allo splendore dei suoi raggi.
–Sa esprimersi poeticamente–Fece notare Eros, Ma Afrodite non si curò dell’osservazione.
–Bisogna punirla. Vai da lei e trafiggi il suo cuore con la tua freccia, ma assicurati che vicino a lei ci sia un essere orribile.Voglio che soffra per l’amore della più abominevole creatura del mondo.

Eros non era impaziente di portare a temine la sua missione: cercò di portare a termine la sua missione: cercò di convincere la madre, poi alla fine fu costretto a cedere.

Quando Paride andò da Psiche, la trovò che stava dormendo in un prato, circondata da fiori, e rimase talmente colpito dalla sua bellezza che inciampò in un sasso e cadde accanto a lei. La punta di una delle sue frecce gli graffiò una gamba e ancora prima di rendersi conto che cosa era accaduto si scoprì perdutamente innamorato di lei.

Sapeva che doveva stare molto attento, Afrodite non doveva scoprire nulla del suao amore e pertanto decise di nascondere la sua vera identità anche a Psiche. Quella stessa notte andò da lei.
–Il nostro amore sarà più grande di qualsiasi amore mai esistito. Vieni e saremo felici oltre l’immaginazione–le bisbigliò nel’oscurità.
–Ma ti chi sei che mi parli in questo modo?– gli chiese la fanciulla allarmata.
–Questo non lo devi chiedere. Ogni notte gli uccellini rapaci cominceranno i loro voli per il cielo scuro, io sarò con te, ma tu non devi mai guardare
il mio volto o cercare di scoprire il mio nome. Devi avere fiducia.

E così ogni notte Eros e Psiche si amavano e ogni mattina, prima che il sole sorgesse ad oriente, il giovane se ne andava.

Passarono i giorni e Psiche ricevette la visita delle sorelle.
Esse furono un pò scandalizzate del racconto della nuova vita di Psiche, am anche invidiose.
_-Certamente devi aver sbirciato; solo un’occhiata veloce– disse una delle sorelle.
– Non potrei sopportare di non sapre chi è.. aggiunse l’altra.
–Potrebbe essere un mostro terribile con sette teste– incalzò nuovamente
la prima.
– E avere corna come una capra!–
Le parole uscivano fuori incontrollate dalla loro immaginazione, orrore dopo orrore. Psiche si limitava a sorridere.

Quella notte non riusciva a liberarsi dalle insinuazioni delle sorelle.
Finora era stata fedele alla sua promessa.
Ma un’occhiata sola che male avrebbe fatto??

La mattina successiva prima dell’alba si svegliò e in punta di piedi andò al pinaterreno a prendere una lampada.

Quando Psiche ritornò, il giovane stava ancora dormendo: ella alzò il lume e ciò che vide la colmò di felicità perchè era il giovane più bello che avesse mai immaginato. Ora poteva prendersi gioco delle sorelle per i loro dubbi e sospetti.

Eros si scosse e, ancora nel sonno, si coprì il viso con un braccio.
Psiche ebbe paura che si svegliasse, e poichè non voleva essere scoperta spense in fretta il lume, ma una goccia di oli bollente cadde sul braccio di Eros. Egli aprì improvvisamente gli occhi e la vide.

Il giovane si fece scuro in volto ma non parlò; si alzò in silenzio la stanza. Psiche scoppiò allora in lacrime.

Quella mattina le sorelle notarono che aveva gli occhi rossi e le fecero delle domande senza ricevere risposta.

Venne la notte ed ella rimase sola nel suo letto ad ascoltare tutti i rumori della notte. Si ,rese conto che il suo innamorato non sarebbe più tornato.

Seguirono mesi lunghi e tristi dopo aver vagato per il mondo, si rivolse ad Afrodite.
–Dea dell’amore, tu puoi capire le mie sofferenze–la supplicoò–Ho èperso il bene più prezioso che avevo solo per curiosità. Ti prego aiutami per la mia leggerezza.

Gli dei non perdonavano facilmente quando avevano subito dei torti e Afrodite non era diversa.
–Il giovane che tu ami è mio figlio Eros. Perchè un dio dovrebbe amare una ragazza sciocca? E’ possibile che ritorni da te solo se tu farai esattamente quello che ti dico.

Psiche acconsentì speranzosa, ma non sapeva ancora che le prove sarebbero state troppo difficili per una ragazza come lei.

Come prima prova Afrodite l’accompagnò in un granaio in cui vi era un grosso mucchio di grano di segale, e orzo.
–Vedi quese sementi? Sono inutili così come sono. Dividi una qualità dall’altra e fai tre mucchi separati. Non appena avrai finito vieni da me.

Psiche si sedette per terra e cominciò il suo lavoro. Ben presto si rese conto che anche fosse vissuta mille anni non sarebbe mai stata in grado di finire quel lavoro.
Nel raggio di luce che stava tramontando, vide un esercito di formiche.
Arrivate vicino al mucchio grande, si divisero in tre colonne, ogni formica del primo gruppo si occupava del grano, quelle del secondo della segale e quello del terzo, dell’orzo. A notte alta avevano finoto e se andarono silenziosamente come erano venute.

Come seconda prova Afrodite le comandò di scendere nell’oltretomba a prendere uno scrigno pieno d’amore.
Psiche aveva incontrato Orfeo e sapeva dov’era lo stretto passaggio che conduceva all’Ade. Non perse tempo e partì per la sua missione.

Poichè era mandata da Afrodite, Caronte e Cerbero la lasciarono passare senza farle domande e ben presto la giovane fu ammessa alla presenza della regina degli inferi.
–Afrodite può avere lo scrigno– disse Persefone, dopo aver ascoltato il racconto– Ma ciò che lo scrigno contiene è solo per lei. Nessun altro lo deve aprirlo.

La dea le porse il cofanetto e la giovane riprese la via del ritoeno.
Mentre si avvicinava al buoi passaggio per risalire, le parole di Persefone le turbinavano nella mente. La tentazione di vedere cosa c’era nello scrigno si faceva sempre più forte. Al pensiero del poere che quel cofanetto poteva conferirle, dimenticò completamente che la curiosità aveva già rovinato la sua vita con Eros.

Forse poteva riconquistare l’amore del suo innamorato.

Non appena arrivò alla luce del sole la giovane alzò il coperchio.
Invece di amore lo scrigno conteneva sonno eterno.
Psiche si abbandonò sull’erba, chiuse gli occhi e si addormentò.

Zeus, impietosito, la portò in cielo accanto ad Eros.
E forse è ancora là, distesa tra i fiori, come quando la vide Eros la prima volta.

Peccato finiscono tutte male!!!
Chiara a questo punto dormiva già da un pezzo……così la fine gliela raccontavo a modo mio!! ( Bene naturalmente).

Però, la curiosità……è proprio brutta…..bisogna che mi corregga…..
se fa questi scherzi…….

Ciao, buonanotte!

Riferimenti: Cosa faccio….gli apro gli occhi…??!!

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Immaginado di essere seduti intorno al caminetto a raccontarci storie, a me è venuta in mente questa, realmente accaduta.

Il 7 febbraio 1894, il giovane Will Purvis fu portato al patibolo sotto l’accusa di aver assassinato un fattore della città di Columbia , nel Mississipi(USA).
Quando il portello della botola si aprì, Will Purvis sprofondò verso il suo destino…o ci sarebbe andato se non si fosse allentato il nodo del cappio e
questo non gli fosse scivolato via dal collo. Purvis emerse da sotto la pedana, relativamente illeso.
Ma, essendo stato condannato all’impiccagione , doveva essere impiccato.
I vicesceriffi lo fecero risalire sulla pedana; ordinarono di rifare il cappio, e quindi,di ripassarlo nuovamente intorno al collo.
quel punto , tuttavia, la folladi circa 3.000 persone, che aveva assistito
all’esecuzione, aveva cambiato idea; per loro si era trattato di un miracolo:Will era stato graziato dal Giudice Supremo .
Cantando , gridando e lodando il signore, la folla onorò Will come un eroe.
Sconcertato, lo sceriffo Irvin Magee ricondusse il condannato in cella.

Gli avvocati difensori di Will fecero ripetutamente appello alla corte suprema, senza esito.
Venne nuovamente fissata la data dell’esecuzione per il 12 dicembre 1895.
Poche notti prima dell’impiccagione, tuttavia, gli amici del giovane lo
fecero evadere e Will Purvis entrò nella clandestinità.
Un mese dopo, lo Stato del Mississipi eleggeva un nuovo governatore, più favorevole a Will.Allora lui si costituì e, il 12 marzo 1896, il governatore commutò la pena in detenzione a vita.
A questo punto però Will era diventato famoso, e moltissimi scrivevano al carcere di Stato per chiedere la sua grazia.
Verso al fine del 1898, essa gli fu concessa e Will fu liberato.

Passarono molti anni. Poi nel 1917, un moribondo , di nome Joseph Beard, confessò di essere l’autore del delitto e cos’ Purvis fu riabilitato.

All’epoca del primo processo , Purvis si era proclamato innocente, e quando i 12 giurati avevano emesso il verdetto di colpevolezza, non era riuscito a crederci. Si dice che allora aveva gridato :
” Vivrò abbastanza per veder morire l’ultimo di voi!!”.
Will morì il 13 ottobre , tre giorni dopo la morte dell’ultimo giurato.
La gente fa ancora congetture alla sua miracolosa salvezza.

Vi è piaciuta??? E’ davvero una storia vera!
E voi ne sapete storie da raccontare con gli amici???

Ciao, da Vitty.
Riferimenti: quando la realtà, supera la fantasia….

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